«Alternative attuali», «Mitologie del nostro tempo», «Il presente Contestato », « Il tempo dell’immagine », e l’ultimo premio Marzotto hanno incluso ampiamente anche le poetiche fantastiche nel novero delle espressioni degne di essere contemplate come valide nel dibattito dell’arte contemporanea. Critici giovani: Crispolti, Solmi, Natali, Munari, Passoni, Di Genova si sono aggiunti ai pochi della generazione precedente, mostrandosi aperti al problema. I tempi in cui l’unico testo sull’arte fantastica era il «favoloso» libro di Enrico Castelli « Il demoniaco nell’arte », e l’unica rivista di quella linea la fatiscente « Il Delatore» di Zapponi, sono lontani. Si ricuperano gli scritti di De Libero e Calvino e ci si accorge finalmente che Musatti è italiano. Il teatro di Falzoni viene finalmente rappresentato. Ma nella mostra che, come dicevo, costituisce una indagine che avrei desiderato completa e che potrà essere integrata da una seconda, ho voluto chiamare anche quei pittori che pur non appartenendo alla generazione qui dominante non hanno avuto sino ad oggi occasioni vere per essere collocati nella giusta luce e che nonostante ciò non hanno accettato compromessi preferendo lavorare senza concedere cedimenti di comodo e senza spostare il tiro della loro ricerca. Gli altri, malgrado tutto, hanno avuto il loro : Dova, Bergolli, Peverelli, Crippa, la Fini, Assetto hanno raggiunto la notorietà. Persino lo schivo Clerici è giunto quest’anno ad essere rappresentato nella selezionatissima schiera del « Marzotto ». Restano i Musso, i Mosconi, i Lanfranco i Lepri, i D’Assia, i Cremona, Usellini e chissà quanti altri che conducono una vita artistica semiclandestina e che avrei voluto qui tutti a testimonianza di un genocidio ideologico che è durato in Italia per circa quarant’anni. Secondo Freud la civiltà della produzione e dei consumi si sviluppa sulla repressione e la riduzione della personalità dell’individuo malgrado, in questo quadro, si possano considerare notevoli possibi lità liberatorie dovute alla tecnica. Questa costrizione si manifesta attraverso l’alienazione e la nevrosi oltre alla massificazione, che ne è il sintomo più evidente. In arte tale situazione è testimoniata dall’opera di questi giovani artisti con sviluppi poetici drammatici o ironici ma sempre criticamente esasperati. E’ così che il fantastico, in quanto reazione antirealistica, si propone come metodo critico del dato reale. Non esiste a nostro avviso una verità artistica data ma la verità si trasforma continuamente e con essa la critica. In altre parole il dubbio e le conseguenti verifiche dovrebbero essere la metodologia critica dell’impegno. La realtà non è quella che appare ma qualcosa di