più vasto che comprende anche quel che non è dato ma ciononostante esiste e di cui siamo coscienti. La realtà stessa (particolare e limitata) dell’organizzazione attuale del dominio e della repressione dichiara le sue regole di comportamento, le sue istituzioni, il suo linguaggio mercificato come unica oggettività. Da questa oggettivazione del sistema (che lo mette al riparo del giudizio della storia), viene sollecitata un’arte che rispecchi ritmi, tempi, forme del principio della realtà (nel modo in cui è stato realistico l’Informale o lo sono le poetiche del gioco, mantenute strettamente a contatto sia col New-Dada che con gli ultimi esperimenti di arte ludica. Realistica, insomma, come certi aspetti della « Pop », e la « Op » e la « Ghestolt » : poetiche di «centrosinistra» potemmo dire usando una terminologia politica. Il « fantastico » oggi può esercitare una funzione di vera conte-stazione negandosi alla convenzione di « realtà » che domina il sistema e che lo razionalizza divulgandone l’immagine sottoforma di merce. A questo sistema « totalitario » che impone, attraverso procedimenti violenti, le sue gerarchie, l’irrazionalismo controllato di questi artisti oppone la sua carica di ambiguità, si rivela irriducibile al sistema stesso rimandando dunque ad una diversa realtà di cui anche in modi imperfetti, si propone come ideale sostituzione (almeno come utopia). Questa mostra quindi non è semplicemente una raccolta di immagini ma vorrebbe farsi essa stessa strumento di contestazione di una situazione poetica e non solo poetica ma anche sociologica, come ho voluto sopra tratteggiare. Essa raccoglie artisti che rifiutano ogni tipo di integrazione e ogni abdicazione nei confronti dell’oggetto per porsi nella dimensione critica del dubbio, di per sè dissacrante e allusiva ad una dimensione più vasta di quella realtà che ci viene imposta, e dei confini della quale essi tentano il limite. Bisogna ora distinguere quali sono quegli artisti che realmente costituiscono la base della loro ricerca su una specie di rivoluzione permanente e totale e quali hanno trovato il modo di contestare la realtà stando a mezza strada, servendosi dei linguaggi contemporanei pur esprimendo una tematica idealistica e utopistica avvalendosi del ricupero del fantastico e viceversa. Ci sono pittori che rifiutano integralmente l’uso dei linguaggi da mass-media e che formalmente sono i più legati alle vecchie categorie dell’«opera d’arte», ma ho voluto anche sottolineare l’operazione interessantissima di mediazione (potrebbe trattarsi di un meta-linguag-