trario, Bec crede nella continuità della cultura e per ciò stesso nel potere della ragione. L’amore per la pittura precisa e rifinita e l’equilibrio della composizione sono, infatti, la testimonianza costante d’un consapevole controllo intellettuale e d’una sensibilità sottomessa spontaneamente alla mediazione razionale. Bec, in conclusione, è un razionalista della pittura, che applica però la ragione ad una realtà irrazionale, disumana ed inquietante. L’equilibrio classico sorto sul convincimento d’una collaborazione fiduciosa ed armonica fra natura e ragione, spirito e materia, è rotto. Resta un mondo senza intelligenza, dominato dalla furia del sesso e dalla violenza dell’istinto. ...Individualismo, spirito di rivolta, divorzio fra esistenza e ragione, vita come assurdo, volontà di conoscenze assolute, fede nella cultura, ecc... precisano ulteriormente la posizione culturale del giovane pittore francese; il quale non solo sembra ricollegarsi all'ala più eversiva delle avanguardie del Novecento, e cioè al Surrealismo, ma anche al filone letterario che va da Baudelaire a Rim-baud e da Mallarmé a Gide; cui ci sembra giusto aggiungere, sotto il profilo ideologico, l’esistenzialismo laico di pensatori come Sartre e Camus. ...Bec però, non si lascia facilmente etichettare. Come tutti gli artisti degni del nome, dimostra invece una personalità viva, contradditoria, ricca di tensioni ideali e sentimentali opposte, da cui scaturisce un linguaggio lucido e drammatico ad un tempo. II realismo tuttavia rimane l’elemento qualificante di Cielo n. 1, ed esso non s’affida semplicemente al verismo dei particolari, ma soprattutto al senso riposto delle metafore visive. Bec sembra mirare ad un realismo totale, diretto alla sostanza delle cose, senza ricorso a simboli ed allegorie... La novità delle sue metafore sta nella rispondenza piena Ira la forma scelta e il contenuto ch’essa in quanto tale esprime. Nei suoi quadri, infatti, l’immagine d’una mano serve ad esprimere l’azione che la mano naturalmente compie, e non a comunicarci idee estranee alla sua forma organica e alla sua funzione: le mani prendono, le gambe e i piedi camminano, il sesso genera. Se mancano, se sono deformati o straziati anche lo spirito dell’uomo è amputato, e l’uomo, come affermazione concreta di libertà, non esiste più. Bec però, sa evitare le secche d’un gretto verismo povero di risonanze ideali e fantastiche. Il pittore più che esprimere un semplice aspetto della realtà, tende ad una polisensicità pittorica capace di rispecchiare il rapporto uomo-mondo per intero, e quindi a concentrare nella stessa forma immagini e contenuti diversi. Inoltre, la ferma aura metafisica, la bidimensionalità dello sfondo, l’assenza di riferimenti storici precisi conferiscono a tale simbiosi un che di perentorio e d’assoluto... EMILIO SIDOTI, 1967