bollea pierlisa bollea è nata a torino nel 1914. - vive e lavora a torino. L’opera alchimica è sempre apparsa ai suoi adepti come il portato di una tradizione: come un qualcosa di trasmissibile, di perfezionabile magari, ma essenzialmente di suscettibile ad essere rifatto. A tale tradizione, tuttavia, non si attinge se la conoscenza dell’essenziale non è nota, o manca al lavoro il sostegno di lina guida. Di qui i frequenti riferimenti agli antichi testi o ad un maestro, che l'alchimista fa nel corso della sua trattazione. Il risultato testimonia questa conoscenza e i personali apporti chiarificatori che ciascuno, nella misura possibile alle sue capacità, ha saputo dare del suo oggetto. Ne consegue che l’alchimia appare in questi termini più come una scienza dello spirito che non della materia (come secondo interpretazioni desunte dalla forma, quali grafici, formule chimiche e algebriche, piuttosto che dalla sostanza del linguaggio alchimico), anche se è giusto rilevare che l’orientamento scientifico (riferibi’e al nucleo trasmissibile di convenzioni e metodi propri della meccanica alchimica) è in essa remoto e strettamente legato alla sua mentalità operativa. Depositario (in quanto partecipe di un codice e di certe tecniche di ricerca) di una verità perduta da riscoprire, l’alchimista si presenta come un archeologo della mente (onde giustamente Jung ha potuto parlare della pratica alchimica come di un modello in nuce di quella psicoanalitica) le cui argomentazioni intorno al proprio obiettivo divagano per le più diverse sfere del sapere e della esperienza, mistica e religiosa in particolare, sottolineando di esse —- nel momento storico in cui opera — le istanze più avanzate. Ma queste argomentazioni intorno al proprio obiettivo divagano per le più diverse sfere del sapere e deU’esperienza, mistica e religiosa in particolare, sottolineando di esse — nel momento storico in cui opera — le istanze più avanzate. Ma queste argomentazioni sono ledatte in codice: il loro linguaggio, simbolico in grado molto elevalo, ne occulta la comprensione sia a livello formale (lo strato iconografico puro) che del contenuto. La tecnica dell’alchimista è perciò in sostanza quella di tradurre le proprie intuizioni e i propri sogni (ovvero la sua previsione e conoscenza della realtà) in simboli concreti, in scritture figurate di supposte reazioni chimiche. Scienza o filosofia (dottrina vera, magìa o pratiche mistiche) ambedue? Comunque l’affinità non superficiale di questa tecnica con quella che contraddistingue la maniera surreale non può sfuggire; e a questo proposito il caso di Pierlisa Bollea è esemplare. Il suo