bruzzone franco bruzzone è nato ad altare (savona) nel 1934. vive e lavora ad albissola mare (savona). Le deduzioni più rigorose, immediatamente conseguenti le complesse polarità dellTnformale e del suo risolversi, quelle che producono valori di maggior durata, contrappongono attualmente due processi operativi che vanno ben oltre la tradizionale antitesi naturalismo-astrattismo. Ad un processo di « riduzione » progressiva, per sintesi, verso una concretezza razionalmente ipotizzata che restituisca, per elaborazione cosciente, il significato dei simboli elementari (idee archetipo) — al fine di recuperare la costante essen-za-esistenza in una ricerca che metta in gioco la questione del ritmo spazio-temporale come ritmo dell’essere —, si oppone una operazione visivamente comprensiva di più associazioni, di stratificazioni secondo i diversi livelli della coscienza, impulsi, attività-passività, che fanno la « situazione », magari come « ipotesi », con la dinamica delle sue tensioni e delle sue contraddizioni, e la mostrano nel suo farsi, nella sua progressiva esplicitazione. Un modo altrettanto essenziale, in termini di riduzione allo spazio e al tempo, per ritrovare una condizione di coscienza altrettanto valida. Le determinazioni di Bruzzone si rivolgono ad un fenomeno-logismo che designa lo spazio come luogo ove si compongono « immagini » che prendono coscienza dei propri atti di esistenza, dei principi e delle cause — dei loro moti e collisioni, degli slanci, delle cadute, degli attriti aspri, in un contesto esistenziale che non appare concitato e sconvolto, ma strutturalizzato — pur nella varia utilizzazione degli elementi linguistici — in una visione che dà atto dei « momenti », che localizza continuamente il verso e il diverso di situazioni continuamente nuove. Fu all’esordio, ed è rimasta al fondo, una esperienza metafisico-surreale intesa per le accezioni più recenti da Gorky a Matta, a Lam e promossa, attraverso un processo di trasformazione e di crescita analitico, critico e polemico, ad una dialettica serrata delle azioni e delle emozioni. Soprattutto nella vasta produzione grafica tra il 1958 ed il 1962 (ricordo una grande tela sui toni bruni al S. Fedele del 1961 intitolata «Il fiore azzurro è prigioniero» ed anche le tempestive analisi da Sutherland del 1958-59) la visione surrealistica-organica unita alla forte componente dell’automatismo dei segni, aveva permesso uno scandaglio interiore verso dimen-