sioni dove sentimenti e forme sembravano coincidere in un panorama di ipotesi anteriori ad ogni articolazione linguistica. I grandi fogli accoglievano un diagramma aperto ad un continuo accumularsi di eventi, il germogliare di un’intima tensione tra segno ed immagine-memoria; vi era già evidente l'esigenza di superare l'Informale indistinto per istituire l’ipotesi di un nuovo racconto. Poi il discorso di Bruzzone è stato di quelli che vogliono mettere in chiaro, è scaturito dalla drammaticità e dalla volontà di essere nella situazione, nel meccanismo determinante delle strutture. Dall’autunno del 1962 intervenne l’esigenza di dare uno spazio articolato a questo accadere: un interno, una finestra chiara divennero il luogo in cui dialetticamente si incontravano e si scontravano due modi di essere, due condizioni operative: i nuclei di origine informale e gestuale, le « presenze », si aprivano in uno spazio teso ed astratto rigorosamente costruito da bande verticali ed orizzontali che condizionavano il muoversi e l’espandersi dei nuclei vitali (la drammatica serie degli « Incontri » tenuta sui toni scuri di grigi e bruni). Via via poi lo spazio si frantumò in sequenze orizzontali originando frequenze pulsanti secondo un ritmo temporale. L’elemento seriale, tuttavia, veniva accolto non solo come incasellamelito delle successioni logiche dall’avvenimento, ma soprattutto come studio del «comportamento» — condizionato anche da una dinamica timbrica del colore — dei vari fatti; i limiti operativi conducevano la fissazione speculativa ad una dimensione definita dall’esistenza e dalle sue marginature spazio-temporali, si dipanava così un « reportage » stabilito dalla continuità visiva tra spazio interno ed esterno, dalla ostinazione vitalistica delle immagini. In questo senso, tra il 1963 e il 1964 per una esigenza di aprire maggiormente il discorso a possibilità di lettura, secondo diversi livelli di coscienza, nei riquadri comparvero immagini e scene di diversa estrazione accostate a volte col gusto del contrasto ironico nel pungente cromatismo (la serie delle « Descrizioni »). E’ in questa fase, che si prolunga fino ai lavori recenti, che l’attività di Bruzzone registra una graduale ripresa di elementi già presenti nelle prime esperienze surreali; dal tono chiuso e drammatico di una situazione condizionata viene ora a porre l’accento su disposizioni linguistiche più aperte e complesse elaborando elementi di sottile ed aspra ironia. I nuclei gestuali assumono ora il volto di una metamorfosi continua, ma ormai controllata anche da una più attenta elaborazione tecnica (il passaggio dalla pittura ad olio a quella a tempera su tela). Le immagini si illimpidiscono identificando il più possibile una posizione grammaticale di segni e di forme molteplicate aperte talora o chiuse persino a formare « oggetti » senza dimensione, ma continuamente mutevoli, nella forma