e nella relazione, quasi tentando di percorrere un iter che va dall’indifferenziato, dalla traccia svagata della matita, via via fino al configurarsi di cose più consistenti che conservano a volte però la traccia del loro progetto, « cose » che sopravvivono per pochi attimi nella pura relazione dell’accadere per tornare subito dopo, poco più in là, all’indistinzione, vocaboli e lettere, segni e simboli d’una realtà che è processo continuo, perpetua sorpresa. Se ricompaiono scansioni spaziali, indicazioni prospettiche sono elementi che hanno perduto ogni asprezza dialettica, segnano soltanto la pulsazione di uno spazio interiore di una pittura che dispiega il proprio procedere verso nuovi mondi da visionare, verso il recupero d’una lucida componente fantastica. GERMANO BERIGHELI, 1964-1967