cordarli sereno cordani è nato a Cremona nel 1919. vive e lavora a Cremona. La dialettica di Cordani, esiste solo come presa impulsiva, non intellettualistica, di certi temi e metodi, che si affida a particolari forme di allucinazione, si direbbe congenite, che da più d’un ventennio enucleano sorprendenti rapporti dì clima automatico e psicanalitico. Incubi e realtà sono trapiantati in un piano metafisico, e riescono sconcertanti anche perchè nati da radici e componenti culturali problematiche, e già a loro volta colme di attriti. Se ne possono ricondurre le fila al dada e surrealismo milanese, più ideologico che attuato, degli anni intorno al ’50, e da intendersi prima di tutto come latente insofferenza per le formule più o meno ufficiali. Cordani si poneva fin dall'inizio l'impegno di cercare una transizione del realismo su un piano di forzatura sintattica grafica e cromatica, per ottenere una immagine ironica ed eccentrica, coinvolta in una mordace deformazione, intendendo in questo senso anche i contrasti picassiani. Del resto il pittore si staccò presto da ogni ambiente, sì che tutto ciò che ha elaborato gli è nato tra le mani durante l’attività indipendente, ma spesso affiancata agli architetti, nel suo studio — laboratorio cremonese ordinatissimo e insieme sovraccarico di pezzi di antiquariato, ceramiche, sculture, oggetti trovati. Il suo è ancora uno di quei metodi di lavoro all’antica in cui è tutto il carattere puntiglioso e fantasioso di un individuale piacere della scoperta, conseguita attraverso l’esercizio quotidiano. E in ogni opera si osserva la resistenza precisa di un temperamento amaro e insieme ambizioso, che lavora scontroso e fiducioso a ricostruire idoli ironici ; che cerca un'isola di solitudine, ma da cui possa ancora esibire, con tesa eloquenza, i suoi mulini a vento tramutati in giganti. Il fatto è che, sotto quel lavorio così inesausto, si agita un vivissimo inconscio che dà corpo a simboli ingrati, ma sempre viventi nella certezza di un significato concreto e vissuto con instancabile tenacia. Il mestiere non è fine a se stesso, bensì collegato ad un complicato montaggio di rappresentazioni. Questo modo di costruire e che dovrebbe essere una sorta di lucido controllo dell’opera, non diminuisce in effetti la eccitazione fantastica paradossale di Cordani, che tocca gli apici dell'assurdo, rendendo perfino l’angoscia un crudo elemento architetturale del mondo. I personaggi esoterici creano uno spettacolo stentoreo, tracotan-