di bernardo luciano di bernardo é nato a penne (pescara) nel 1940. vive e lavora a bologna. La turpe follia del « Senza Connotati » che scaricava la sua vdolenza sorda in una stanza asettica. Dalle arterie recise pompava sangue nero che presto si raggrumava sui brandelli di pelle gialla non ancora lacerata dalle pustole della sifilide. Il « Senza Conno tati » macerava la rabbia sorda ritto-contorto sulle piastrelle lucide di un freddo pavimento. Strappato dal magma era staio isolato, bacillo dai palpiti brevi, sul vetrino di una realtà ordinata e ostile, senza significato. Gridava la sua disperata bestemmia in una camera stagna. L'arcangelo aveva indicato, tempo prima, la via dell'esilio. Di Bernardo da tempo lavora alla storia di un unico personaggio: il « Senza Connotati », la figura umana che direttamente nasce dal caos informale. Il pittore, tuttavia, non ha mai aderito in pieno allTnformale; le sue incisioni di quel periodo mantenevano un preciso rapporto col mondo visibile, del « regno animale e vegetale, piuttosto che quello minerale » come aveva puntualmente osservato Renato Barilli il quale terminava notando come si potesse, fin d’al-lora, « cogliere un’atmosfera degna di qualche visionario fin de siede ». Ancora una volta, dunque si propone il termine neo-figura-tivo, ambiguo ed impreciso anche per la difficoltà di collocare tutte le rilevanti deduzioni dalle quali Di Bernardo trae origine. Un clima preciso e determinante ha dato origine alle sue prime ricerche: il succedersi di De Vita a Mandelli, nella ricezione dei primi stimoli, come annotava Andrea Emiliani nel ’64 attribuendogli già parentela con gli undergrounds di Bergolli. Nel frattempo l’ambiguità si è affermata come metro di contestazione, nella sospensione di un giudizio preciso sulla realtà, e la parte fantastica all’origine della natura artistica di Di Bernardo ha preso consistenza. Queste sue figure (che possono, sia pure, dovere alcunché all’Epressionismo) sembrano oggi più inserite in una certa revisione del Liberty (Kubin e Klimt come aveva felicemente intuito Barilli nel ’63) piuttosto che in una prospettiva traguardante Epressionismo e Informale come potevano autorizzare a credere le sue prime prove di incisore. Si affacciano in questa valutazione inoltre, evidente, la mediazione di un Vacchi e conseguentemente l’attribuzione di un ricupero consapevole di alcuni «stati» del Surrealismo, in una visione sostanzialmente manicheistica.