inventario beat, 1967 loro qualità iniziale di riferimento, gli oggetti di queste influenze diventano, grazie ad un curioso fenomeno di translazione, tropi innestati ad un nuovo giro, aventi funzioni e valori nuovi e impiegati in un ordine di interessi, di ragioni e di significati che è proprio della ricerca di Donzelli. E qui vorrei dire ancora quanto la pittura di Donzelli mi appaia appunto densa di significati, fitta di implicazioni e ricca di ogni sorta di metafore. La sua struttura è caotica come lo è il nostro mondo attuale: un vero sabba moderno, frenetico, esasperato, in cui le forme si scontrano, i segnali si incrociano, e gli oggetti di uso domestico assumono l’aspetto antropomorfo e inquietante dell’inganno. In stanze violentate dall’indiscreta luce dei televisori ogni sorta di simboli erotici, dalle elastiche articolazioni dei personaggi dei « comics » ai cosmetici impiegati come proiettili, alle docce viste come elementi fallici, si danno convegno come per una grottesca pantomina collettiva: cerimoniale sgraziato ed osceno, ridda assurda di cose e di oggetti facenti parte di una rappresentazione allucinata e drammatica che ci dà la misura della coscienza critica del pittore di fronte alla storia che egli vive. GUIDO BIASI, 1967