risponde all’estraneità convenzionale. In tal modo la forma divinata di Fieschi estrania all’oggetto la sua riconoscibilità. Ma egli è infatti non « riconosciuto ». egli è l’opposto dell’individuo gregario, del furbo indottrinato, ma la sua è opera di sottigliezza, e non grossamente dottrinaria. Il mondo intellettuale conviene del dottrinario perché é triviale come chi ne conviene. Nella pittura neologica, il simulacro sembra permanga, nulla dottrinariamente si abolisce, nè si instaura. In altri luoghi di questo saggio studiamo le manifestazioni neologiche di linea, di spazio, di colore in singole opere — ora però diciamo che riemerge la parola menzionata, poi per un tratto taciuta : la « carità » saliente dal basso, dall’anima, daH’ucmo reale e mondano, inverantesi nella forma ad autenticazione di quell’« assoluto particolare » di cui Fieschi scrisse nel Petit Journal. « La scienza gonfia, mentre soltanto la carità edifica» (I Cor. 8, 1) può essere posto a norma di questa pittura. Le radici ne sono classiche, ma la pianta sottilmente produce mutazioni plurime e criptiche attraverso le quali il frutto non è più ciò che era ed è ciò che non era. Il simulacro permane, ma la forma percossa e gualcita assolve la rappresentazione di più d'una insieme delle altre multiple identità del simulacro, poiché, se la forma neologica è funzione (Petit Journal), la sua attitudine è sconfinata e pluriforme, e della sua « carità » non desiste lo stimolo sempre che di volta in volta essa avverta fomenti di passione suscettibili da un’altra intuizione, comprensione, accarezzamento del simulacro labile. Quello che chiamo simulacro, ed è l’immagine raffigurativa, è bene nella sua qualità, sia ciò che sia o fosse la cosa raffigurata, tale : sfrenalo nel proprio sacrificio, cupo e avaro di se stesso, vigile a non disperdersi, accanito a sussistere, con la quale fame intride tutte le altre sue fami, presto a metterci di più, a sommarsi, impigliato a moltiplicarsi nelle diramazioni delle proprie desinenze, traccia di palinsesto. T. LAWRENCE TALBOT (da. « The Neologisms of Figure in the Paintings of Giannetto Fieschi », Boston, The Arbalest Press, 1962).