Fantasia: in psicologia attività psichica soggettiva e relativamente indipendente. Stefanini definisce la fantasia immaginazione nella sua massima libertà dal vincolo percettivo. La fantasia è infatti successiva alle percezioni e alle immagini da tali percezioni derivate, e le rielabora in maniera originale. Si comprende però come i limiti tra fantasia, percezione ed immaginazione siano poco netti. La fantasia si distingue dalle due altre attività in quanto creativa e produttrice. Si distinguono tre forme di fantasia: la forma abbozzata, tipica del sogno e della fantasticheria, la forma fissata con carattere organico e coerente propria dell’attività artistica e scientifica e la forma oggettivata conducente a produzioni immaginative organiche coerenti ad una realtà presente o futura. Nelle più gravi forme di psiconeurosi la fantasia risulta alterata e deformata» (Enciclopedia Motta, pp. 573 voi. VII). Lo stimolo percettivo alla base della realizzazione di un mio quadro, quale ne sia il risultato, è un’immagine di realtà. Una realtà costantemente aggiornata. Controllata e verificata ogni volta. Messa di fronte alla mia coscienza. Da ciò la scelta, che implica già una precisa presa di posizione. Dall’ondata di immagini ricevute dai mezzi attuali di informazione visiva, o opero una « mia » scelta e propongo una figura umana avente una condizione sociale precisata: è un soldato-astronauta, eroe e criminale, vivo e morente. E’ insomma un mostro moderno che sostituisce l'ambiguità delle sue prerogative al polimorfismo dei demoni di Jeronimus Bosch. L’immagine risultante non è quindi fantastica o mostruosa al livello superficiale; lo diventa nel suo significato che assume anche valori diversi, a seconda che variano i rapporti tra realtà e visione (o simbolo) e tra la vita e la morte. BRUNO FULLIN, 1967