nei dipinti recenti, detergono il più possibile le sottili scaglie cineree che erano l’ultima eredità del naturalismo informe; ma talora persistono come indicazione di una materia interna instabile e quindi perturbante, come colonia di microbi, la forma apparente dell’oggetto. Questi elementi fini creano associazioni allusive penetranti, nella epidermide tesa delle cose; se paiono nascere come scoperta semplice e spontanea, sono invece frutto di una intuizione cosciente dell’elemento figurale e delle sue movenze e significati. Tanto che, nelle operazioni recenti, Gallizioli ha potuto rinverdire perfino una gustosa fruizione di ancoraggi picassiani. Uno dei moventi più tipici di queste novelle ilari, che manifestano un sapore di vita primordiale rispecchiata in una politica e rapida cifra popolare, è la stupefazione candida e genuina che le anima. Essa in ogni modo tende a qualificare, anzi a dar senso mitico, ad un fenomeno interno, segreto, della natura; e lo fa con un disegno che equilibra argutamente il rapporto fra un eletto « cartone animato » e la idea fantastica inventata dalla visionaria suggestione del pittore. Sì che le immagini di Gallizioli potrebbero servire per l’illustrazione di un poema immaginario sulla trasformazione e nascita delle specie. L’emblema che egli ne dà, fiorisce nell’aria azzurra e rosata e si stampiglia in noduli alitanti e sempre diversi, come a sollecitare la esemplarità di un « manifesto » dipinto che abbia tutta la grazia malinconica di un episodio di leggenda, rorida e pure imprescrutabile. Che debba rinascere e configurarsi questo favoleggiamento dei terrori sottili che si provano alla vista di esseri emergenti nelle solitudini degli abissi — siano essi nei recessi marini e terrestri, o nelle cartilagini umane — è la direzione più affascinante di Gallizioli. Nella strana luminosità parascientifica delle sue opere, in bilico tra l’ambiente naturale e quello artificiale, la figura scivola con moti lenti e morbidi, talora grotteschi, acutamente sensuali ed erotici, ma come illimpiditi da quel terso trascorrere del colore. Questa pittura rasenta perfino i timbri della rappresentazione pubblicitaria; ma, meglio ancora, insinua una somiglianza efficace con le riproduzioni di proliferanti artropodi o larve vegetali, ingrandendo fortemente i corpi in sviluppo. Poi, sotto la spinta di una stimolante fantasia, ogni relazione con oggetti riprodotti vien meno, e l’immaginazione fa sentire le sue più intime ragioni contro quelle di uno stucchevole mass-media. E’ in questa vivace problematica che si avvertono i palpiti vitali di una ricerca libera, che si fonda su una vibrata curiosità dell’esistenza e del suo mutarsi e formarsi. Ed è per una capacità di revisionare insieme la natura reale e le sue riproduzioni studiate dalla scienza, che l’esperienza di Gallizioli si crea uno spazio tutto speciale, una giusta sezione abnorme e lievitata, una pellicola aderente alla forma nascente nel suo mezzo. L’animale simbolico, o la forma