sull'Informale. C’è, tra loro, chi si rivolge addirittura alle figurazioni di Magritte e Dalì e ne rifa addirittura la « maniera », mentre i più intelligenti hanno capito che la forma « storica » del Surrealismo va superata e integrata dalle ultime esperienze. Tra questi ultimi è da considerare Mario Garagnani il cui merito è principalmente quello di essere stato tra i primi a percepire la validità dell’istanza fantastica e dopo una parentesi informale (comune a tutti i pittori bolognesi della sua generazione) con molto anticipo sugli altri, ha iniziato l’attuale produzione che sin dalle prime opere affermava caratteristiche personalissime. Garagnani è un caso a parte. La sua pittura non ha riscontri nè corrispondenze con quella che a gruppi di decine producono i nuovi adepti della fantasia. Molte sono le componenti culturali, ma è difficile trovare nei suoi quadri qualcosa di « ricordato », di « già visto ». Ciò è dovuto ad un’operazione, cauta quanto intelligente, che il pittore realizza in base ad un preciso programma che tiene conto della decorazione minoica-cretese (come istanza storica reperita) imprimendole un andamento libertv e fondendo le due ipotesi di recupero in un’immagine ancora sensibile a certi valori iconici locali (certo vi-sceralismo tipico della pittura bolognese contemporanea) per cui le sue figurazioni sono riferibili anche ad un improbabile trancio anatomico. Altro valore di cultura locale è il colore. I colori di Garagnani sono quelli di Bologna, il rosso dei suoi muri, l’ocra dei calanchi della sua provincia, il verde saturo e caldo della sua campagna. La poetica del bolognese sfugge agli apparentamenti ed alle catalogazioni anche per la tecnica con la quale si realizza. Una tecnica oggi in disuso, ma particolarmente adatta ai valori espressivi della ricerca in oggetto, fatta di preziose velature a volte tanto inconsistenti da lasciare intravedere la trama della tela e da dare l’impressione che tutto il quadro non sia che un’illusione sensoria. Infatti, se sottoposti alla verifica dei raffronti, gli elementi che compongono le tele di Garagnani sfuggono continuamente : non sono ossa nè visceri, quelli che sembrano ossa e visceri, non sono capitelli e colonne quelli che sembrano capitelli e colonne, non sono decorazioni Liberty quelle che rammentano le tipiche volute Liberty. Tutto, insomma, è lasciato nel vago, nell’arcano. E’ una realtà che non si dichiara, che sfugge appena si tenta di metterne a fuoco la consistenza, come un miraggio. Questa è l’ironia dietro la quale l’arte fantastica nasconde ancora una volta il suo volto, ed è appunto questa ironia che riconduce l’operazione di Garagnani nell’ambito del riproporsi del Surrealismo, un’ironia che permette ancora una volta lo scatto di uno degli ordigni più micidiali scoperti da André Breton : la metafora. RENZO MARGONARI, 1967