lastraioli franco lastraioli è nato a firenze nel 1931 - vive e lavora a firenze Tempo fa venne di moda dire che la nostra era una civiltà dell'immagine, che si poteva ormai dare la buona notte alla scrittura. Ebbi allora l’occasione di scrivere che, sì, l’avvenire ci avrebbe certamente fornito una filosofia o una scienza a fumetti (insomma io ci ho fatto la bocca) ma che la civiltà della scrittura non sarebbe mai stata rimpiazzata dalla civiltà dell’immagine. E aggiungevo : « Esse paiono destinate a coesistere e semmai è riscontrabile una tendenza alla sovrapposizione ; nel senso che ciò che è ’’visivo” tende anche a farsi "discorsivo . (ma non necessariamente ’’descrittivo ”) e ciò che è ” discorsivo ” tende ad assumere anche un aspetto ” visivo ” ». Nel campo dell’arte si stava allora assistendo allo sviluppo di quelle che con due slogan definii (una autocitazione fa sempre bene, due ancora meglio) «poesia da vedere» e « pittura da leggere ». Poi è sopraggiunta l’ondata della poesia visiva coi suoi nuovi rapporti fra parola e immagine. Non scoprirò l’America nel dire che Franco Lastraioli, che fa parte del Gruppo '70, tenta di organizzare in linguaggio le sue attuali esperienze pittoriche. Non tanto perchè la parola o la cifra facciano più o meno capolino tra una forma e un colore (questo potrebbe essere, come in effetti in alcuni pittori lo è, un puro espediente di carattere epidermico) ma perchè i segni, segnali, simboli, più o meno ricorrenti, più o meno complessi, che ricorrono in queste sue opere cercano in qualche modo di istituire una analogia con morfemi, sintagmi, semantemi, coi nuclei insomma del linguaggio letterario. Se poi l’operazione venga coronata dal successo, se sia lecito anzi pensare alla risoluzione di operazioni del genere, non saprei qui francamente dire. Per verificare le analogie di struttura bisognerebbe chiudersi per diversi mesi in uno studio, fare il tragitto De Saus-sure-Jakobson con fermate non troppo frettolose da Hjelmeslev, Bloomfield, Trubetzkoy. Poi magari ci si potrebbe accorgere che la pittura non è linguaggio, che l'analogia con le strutture di tipo letterario non può essere perseguita, che l’intento di Lastraioli è viziato all’origine e che pertanto presentare la sua mostra non vale la pena. Si fa per scherzare. Io credo certamente alle verifiche nel campo artistico, ma non alla riprova del nove: è troppo facile e c’è già troppa gente in giro che ci crede o finge di crederci. LAMBERTO PIGNOTTI, 1966