Anche quando gesticolano, camminano, cavalcano, vanno a caccia o pedalano la bicicletta, i suoi « idoli », come qualcuno non a torto li ha chiamati, sono cristallizzati per l’eternità. Perfino certi minuscoli e maligni gnomi che stanno in agguato con pessime intenzioni entro la cassa toracica o l’addome di alcuni personaggi (vedi « Testa da giogo », vedi « La spia ») non accennano in nessun modo a velleità di moto; benché, tra le svariatissime proliferazioni molina-riane, siano le più inclini al tradimento. Bisogna aggiungere che a intensificare allo spasimo la «pietrificazione » delle sue creature, Molinari si è trovato costretto. Con tipi simili, la prigione dell'immobilità doveva essere molto più severa dell’usato. Sacerdoti, guerrieri, deità, sirene, giovanette, cavalieri, amanti, portalettere, bambini, giocolieri provengono, come si è, detto, da un paese dove è in auge la magia nera e si svolgono fatti preoccupanti. Molinari ha dovuto, per elementari esigenze di ordine pubblico, inchiavardarli col rigore massimo. Guai altrimenti. Se il discobolo di Mirone o il David di Michelangelo all’improvviso prendessero vita, non accadrebbe niente di grave. Ma io non vorrei esserci il giorno che le statue di Molinari, Dio ne guardi, si mettessero inopinatamente in moto. Qualsiasi catastrofe potrebbe succedere. Il gigantesco occhio di « G.R » vi incenerirebbe al primo sguardo. DINO BUZZATI, 1967