notari romano notari è nato a foligno nel 1936. - vive e lavora a foligno. Già da diversi anni Arcangeli, in particolare, ha ben collocato il senso, e, direi, il luogo del lavoro di Notari nel contesto della giovane pittura italiana: un lavoro solitario, in contrasto con gli andazzi delle mode, e perciò ostico a chi delle sole mode sa farsi strumento per comprendere il presente e la sua realtà problematica (e siano mode « gestaltiche », come, assai malamente, è stato detto, o, più propriamente, « op », oppure « pop », oppure di « nuova figurazione », poco importa, perchè la condizione di chi necessita di una paternità, di una appartenenza, è poi sempre ugualmente supina ed arresa). Notari appunto ha preferito seguire invece una propria via, indirizzandosi non solo ad uno scavo interiore, nel senso dell’avventura personale e solitaria, ma più precisamente ad uno spazio interiore, come esplorazione d’una dimensione evocativa, che per il suo accento sconfinatamente visionario sembra aver fatto tesoro della grande lezione di Michaux, e del suo vertiginoso proiettarsi negli « espaces du dedans ». La sua vicenda creativa dall'inizio degli anni Sessanta è ormai ben nota: e vale perciò la pena d'insistere piuttosto sulle novità recenti, che, già sottolineate in personali del '65 e ’66 (dopo la partecipazione ad «alternative Attuali 2» a L’Aquila), e nei disegni esposti nella scorsa Biennale, sono ulteriormente proposte in questa nuova sua uscita. Si tratta, mi sembra, d’una volontà di dare, se così posso dire, margine costruttivo nuovo all’immagine, all’imma-gine onirico-metamorfica che resta tipica a Notari (in una lata area di « dimensione della memoria » — come cercai di indicare appunto nella mostra di Aquila —, ed al versante più accentuatamente metamorfico di questa, dove si colloca «in primis», per intenderci, l’opera di un Biasi). Ed ecco che tutte le pullulazioni immaginative degli anni precedenti aspirano ora, assai decisamente, a prender corpo e consistenza non equivocabili, ad accusarsi per parti, momenti, episodi, magari cellulari, d’un organismo embrionale in espansione: embrionale appunto, ma come l’embrione già ben organizzato e strutturato, già quindi distinguibile e nominabile nelle sue parti, a sua volta distinte e differenziate.