processo di adorazione 1967 Forse si potrebbe dire che, rispetto al suo onirismo fluttuante e vago, come intenzione orfica e vagamente, soprattutto privata-mente evocativa, Notari miri oggi ad un consistente ed articolato « discorso onirico », nell’ambito di quella più vasta disposizione narrativa, in termini pur fra loro diversissimi, ricorrente con significativa insistenza nelle ricerche attuali. ENRICO CRISPOLTI, 1967 Per me pittore non è facile dire della mia opera, frutto di intima e vitale necessità, maturata in un solitario cercare e scavare le ragioni del vivere e dell’essere uomini. La mia ricorrente forma rotonda invasata da colore solare, è per me il simbolo dell’anima, della creazione, della procreazione e quindi di vita. E’ la dimensione di un mondo teso, di preludio, con l’esigenza di un colore giallo-luce. E’ nata non da un troppo voler essere al passo, ma da un processo lento e costante, da un profondo scavare alla ricerca, da una pittura sofferta, che sfocia nella pace di una nuova visione contemplata, che mi da la possibilità di un respiro perenne, e di sopravvivenza; cerco per necessità un lirismo intenso che dia una carica vitale alle mie immagini. Il mio lavoro è dialogo doloroso, ossessivo