processo di mangia-tutto 1967 tra me e l’opera, tra le visioni che vorrei salvare e le contaminazioni che debbo combattere e nascono così le mie metamorfosi, le ore calde, gli autoritratti contaminati, i processi in giallo-arancio, i processi a due, processi a tre, processi di nascita e di morte, quali dialoghi di verità per un futuro che è dentro la mia coscienza. Voglio e debbo credere nella salvezza dell’arte, nella quale ritrovo ora un sapore di disagio, un certo compiacimento esteriore nei nuovi programmi, lontani da reale necessità spirituale. Il progresso tecnico, scientifico, la conquista dello spazio, le necessità artistiche degli altri, aprono orizzonti nuovi, nuove dimensioni, ma ci intossicano anche il cuore: le attualità più importanti e apparentemente vitali, possono scaricarsi in un breve giro di tempo che le rilega a fatti di cronaca, perchè il tempo seleziona. E’ per questo che la mia ricerca pittorica tende ancor più a una verità di coscienza, a una sanezza, a un’aria respirabile, senza voler gridare impossibili verità per conquistare la massa e il consumo.