ponte corvo raffaele ponte, corvo è nato a roma. - vive e lavora a torino. Cercare il « ricupero del fantastico » in Raffaele Ponte Cervo significa trovare la continuità di una derivazione dal surrealismo, non certamente riproposto come imbalsamazione dell’avanguardia storica del ’24, ma guardato con occhi nuovi in relazione al mutare delle situazioni. E proprio questo riferimento a un contesto mutevole e cangiante come quello contemporaneo, può permettere di parlare di ricupero : non nel senso di un ritorno al fantastico, di una riscoperta della fantasia immaginatrice, perchè l’attività di Ponte Corvo (a parte qualche altra secondaria componente che può avere interferito solo all'inizio) si è già sempre svolta in tale direzione, sulla scia di un repertorio esplicitamente surreale ; ma nel senso che tale poetica sta ritrovando oggi una rinnovata attualità, reinserendosi nel dibattito culturale come contrappeso, e forse sblocco, d’una situazione satura di oggettività elementare o programmata, con tutti i rischi e le implicazioni del caso. In un momento in cui la socialità del documento o della razionalità tecnologica rischiano di ridursi a feticismo della cronaca o a ideologia dell'integrazione, l’appello al fantastico può diventare rivendicazione della globalità dell’esperienza, specialmente quando opera su dati visivi intimamente connessi (per una via diversa da quella del « reportage ») alla realtà esistenziale, a un orizzonte di ricerca sui problemi di un’umanità sempre più uniformata dall’industrializzazione e dalla civiltà di massa ; pur rischiando di limitarsi, a sua volta, a una fuga perfettamente prevista, formalizzata e istituzionale, nel sistema vigente.