Dalla fantascienza ai fumetti, dall’erotismo divulgativo alla cronaca « nera », dal cinema di vasto consumo alla grafica pubblicitaria, i sintomi in tale direzione sono parecchi, e si comprende come ridiventino significative — anche nelle arti visive — quelle posizioni che più esplicitamente, per derivazione surrealista, concorrono a questa immissione del fantastico nella vita quotidiana : esperienze e tendenze che anche a Torino sono riemerse e sviluppate, e che appunto in Ponte Corvo trovano uno dei più costanti e indicativi esponenti. E in una città come quella, fervida ma poco propensa, per stile e per consuetudine artistica, al fuoco deH’immaginazione, le tendenze al fantastico costituiscono piuttosto una vita sotterranea, quasi clandestina che è il risvolto di quella ufficiale, anche se le loro istanze irrazionalistiche trovano alimento e giustificazione proprio nel formalismo e nelle inibizioni ufficiali di una città, dove anche la violenza si deve ammantare di discrezione : di fronte a questo costume cittadino di minuziosa razionalità, lo spirito surrealista assume un sapore insolitamente singolare, sintomatico e demistificante. In Ponte Corvo tale atteggiamento risulta, per naturale cambiamento d’epoca, lontano dall’« automatismo psichico puro » del surrealismo storico, e ne deriva piuttosto per l’aspetto iconografico, spettacolare, e per la scioltezza e la spontaneità — ma tutt’altro che ca suale — del processo immaginativo. Il fantastico diventa per lui i; « medium » di una fiaba cosmica, nella quale il « gioco disinteressato del pensiero» (tradizionale per i surrealisti ortodossi) si apre a significazioni terrestri rivissute come in sogno ; e tale trascrizione onirica non porta a un’estasi indefinita, ma ad una mitologia della natura : a un associarsi e compenetrarsi di forme organiche, di frammenti di