esperienza biologica ecl esistenziale, che riesce eloquente e sontuoso ed elegante anche nella semplicità severa del disegno. La tessitura grafica del bianconero, e la compattezza del colore nella pittura, non accentuano in senso allucinatorio e ossessivo la visione, ma piuttosto la mitigano, mirando ad affondare le immagini nell'atmosfera, affidandole a una luminescenza interna, mettendo a fuoco in alcune parti quelle stesse forme che in altri punti svaniscono, sciogliendosi nella fluttuazione dello spazio. E gli stessi simboli più ampiamente diffusi dalla pubblicistica psicanalitica, tendono qui a ritrovare una loro aurorale carica emotiva e informativa, come fossero visti per la prima volta, emergendo da una primordiale e favolosa libertà attraverso l'evocazione artistica ; anche le strutture più tormentate e corrosive, e le implicazioni erotiche che si possono incontrare, risultano come ammorbidite entro questa atmosfera di sogno, di lucida osservazione della fiaba della natura con le sue animate presenze, restituite alla magia originaria dello stupore. Il tema ricorrente dell’occhio, non inquisitore ma socchiuso, malinconico, velato dalla palpebra, è indicativo di questo rapporto tra l’opera e lo spettatore. E ugualmente, gli altri temi raffigurativi dei suoi quadri o disegni non appaiono perentori o dirompenti, ma latenti e allusivi e come sospesi tra la visione quotidiana e la grazia visionaria di un sogno, antico e avveniristico al tempo stesso. Le immagini ne risultano rinnovate, fresche di una recente creazione, e contribuiscono a compiere, nell’esercizio del fantasticare, un momentaneo e liberante ritorno alle fonti del linguaggio e delle abitudini visive. LUCIO CABUTTI, 1967