righi romano righi è nato a bologna nel 1930. - vive e lavora a bologna. Romano Righi rifiuta lo strumento pittorico per partito preso. Ma la pittura cacciata per la porta rientra dalla finestra nella sua opera in virtù della straordinaria abilità e delle precise funzioni demitizzanti che la « non-pittura » assume nei suoi quadri. I suoi « calem-bours », ottenuti mediante la manipolazione di celeberrime opere raf-iaellesche, sono uno degli esempi più vivi e interessanti di come nella pittura contemporanea il passato possa essere sfruttato dal presente in un contesto poetico del tutto differente se non contrario. Visi tratti da Raffaello, eseguiti mediante la piatta sintesi pubblicitaria e mescolati formalmente a trovate « op », creano nello spettatore un al-teggiamento critico-ironico, mediante il quale l’artista gli suggerisce un distacco dall’opera in sè per convogliare la sua attenzione esclusivamente verso il significato. Quante volte si sente dire (sottovoce : perchè ormai ci si vergogna un poco di pensarla ancora così) che l'arte moderna esiste perchè gli artisti contemporanei non sono all’altezza di quelli del passato ? Non credo che qualcuno abbia ripetuto ancora una volta la vecchia affermazione al cospetto dell'« Inghirami » seriale di Righi. Se qualcuno l’ha fatto, vuol dire che è senza speranza : non comprenderà mai l’arte della nostra epoca. Si affaccia l’ipotesi del gioco. Quello di Righi non è gioco nel senso di divertissement : basta por mente un istante alla meticolosa realizzazione, all’abilità veramente straordinaria (e stavolta il termine è ben soppesato, posso garantirlo) con la quale egli realizza le sue cattiverie sottili sulla cultura di massa, per individuare le ragioni profonde della sua operazione culturale. Righi usa il ritratto deH’Inghira-mi di Raffaello, o il Federico di Montefeltro di Piero della Francesca