per fare una critica sarcastica non contro la cultura che quei ritratti simboleggiano, ma contro la nozione che noi abbiamo di quella cultura. Righi fa dei calembours di immagini come altri fa calembours di parole. La critica avviene dunque per mezzo di metafore. Ma le chiavi di lettura sono plurime. Il pittore riproduce perfettamente le immagini ma con tinte piatte per ridurle al linguaggio pubblicitario (il solo che noi intendiamo, subito, oggi) ; le riproduce in serie per dare l'idea della massificazione dei concetti che esse esprimono o, più precisamente, dei concetti che noi ci illudiamo che esse esprimano. Il Montefeltro che sotto il celebre copricapo ha un’altra immagine di se stesso è una critica all'autocrazia di oggi attraverso la celebrazione artistica dell’autocrazia di ieri. Le fisionomie più conosciute della pittura del passato fuse con le più conosciute composizioni geometriche di Vasarely (precursore della Op) sono una provocazione dialettica ben evidente. Nel tempo stesso si tratta di un gioco. Perchè l’umorismo, la nonchalance con la quale l’artista si esprime appare evidente, evidentissima. Non si tratta, come abbiamo visto, di un invito all'ilarità ma di un invito all’ironia che investe non solo i concetti ma la stessa pittura, i concetti della pittura e la pittura di concetti e, infine, la stessa opera che l’artista propone. Penso che quella di Righi sia senza equivoco una posizione di impegno e che l’operazione venga fatta « dall’esterno » e non « dall’interno », e cioè senza compromessi di alcun genere. L’anarchia sostanziale è il senso ultimo del suo lavoro, un lavoro lucido e tra i più consapevoli e determinati che abbia incontrato sino ad oggi sul piano nazionale. RENZO M ARGON A RI, 1967