rimondi raimondo rimondi è nato a san pietro in casale (bologna) nei 1922. - vive e lavora a bologna. E’ appunto come misura della più autentica realtà umana che Rimondi ci è venuto proponendo queste immagini organistiche, queste inarcate porzioni di organismi, vitali e pulsanti, come erette e diramate nello spazio. In Sine nomine anzi ce ne ha proposta addirittura l'allarmante versione monumentale. Ed a confronto per esempio con un Roel D’Haese, a lui prossimo per qualche aspetto in certi passaggi della stessa vibrazione organicistica della quantità plastica, è proprio tale denominatore immediatamente umano — e forse qualcuno azzarderà anche : naturalistico — a risaltare subito, di contro ai torbidi e neri orizzonti del belga, di radicata educazione surrealista. L’orizzonte di Rimondi è invece sereno, sano e concreto, semplice si direbbe per la sua immediata e pronta aderenza alla misura più naturale dell’uomo e del suo potenziale di autentica vitalità. La tensione drammatica delle sue immagini è in funzione della solida densità di questa pressione reale, fisica, corporea, di questo inarrestabile prorompere di energia generativa e rigenerativa. Un autentico 11011 sentimentale trionfo della natura esplorata nelle sue risorse energetiche, nel dilatarsi esplosivo e inarrestabile della sua forza organica, nel pulsare e prorompere di un organismo. Di fronte all’acuta intellettualistica ironia dell’evocazione di una natura rinserrata e artificiosa a uso e consumo dell’uomo cittadino (attraverso l’invito georgico virgiliano usato con 1’« humour» ammiccante dello « slogan » pubblicitario) di un Alik Cavaliere, la presenza dell’oggetto naturalistico nella scultura di Rimondi ha invece tutto il carattere di un’autentica e sanguigna imminenza, di vero prodotto dell’energia procreativa di Gea : quasi in un risarcimento appunto della natura nella sua oggettualità — e proprio così prepotentemente introducendone l’imminenza contro — iconologica le sottigliezze delle delibazioni concettualistiche. Un’autentica partecipazione insomma, semplice, sana e concreta, che non conosce sull’oggetto la fatiscenza allarmante ed escatologica del depauperamento esistenziale di cui soffrono, per esempio, le immagini di un Perez, pur così intense e articolate anch'esse verso propositi di prevalenza iconografica e d'orditura narrativa ; altrettanto di quanto ignora la capziosità