f. 3, 1964 distinguere i migliori frutti di uno fra gli ambienti di cultura artistica italiana più vivaci e seri, quale quello bolognese. E direi che proprio accanto pur se diversamente da Vacchi il ruolo di Rimondi è intanto quello di rilanciare questa fiducia nella piena realtà delle cose, nel loro peso fisico più autentico e non mistificato, nella necessità di una partecipazione radicale, senza cautele, senza mezzi termini di comodo. Alla tradizione di stilismo che inficia larga parte della scultura italiana, nè solo italiana, recente c’è dunque da rallegrarsi si stia contrapponendo anche per merito di questo nome nuovo e sicuro che è Rimondi una lezione di concretezza e di fiducia realistica. ENRICO CRISPOLTI, 1965