In questo momento della ricerca di Rossati c’è come una risonanza di echi ernstiani, ma rivissuti con un trasporto sognante, alla Licini appunto. La fervida fantasia, lucida e razionale pur nelle sue parvenze ambigue, del nordico Ernst è infatti abbastanza estranea a Rossati. Il lirismo del mostruoso ancestrale che è nell'uomo e l’inquietudine onirica del pittore tedesco non trovano spazio nelle tele pervase di sentimento, che direi mediterraneo, di Rossati ed infatti il rapporto con il mondo in questo giovanissimo pittoie, lungi dall’essere mentale, è attualmente esclusivamente sentimentale. GIORGIO DI GENOVA, 1967