un poema per due (antefatto in rosa), 1966 civiltà tecnologica. Il che significa non pittura astorica, ma al contrario adozione di personali moduli reattivi all’inevitabile immersione nel presente. Il fantastico di Saliola non è infatti fuga, rifiuto di responsabilità: questa pittura non nasce dal sogno (le maschere umane non hanno certo gli occhi chiusi) ma appunto dalla fantasia, ben cosciente, che assume la realtà e la vive con ansia continuata: Saliola non crea un’altra realtà (le contraffazioni e disubbidienze spaziali sono inserì te nel « sistema »), com’è nelle pitture oniriche, e non « sublima » — quale che ne sia l’intenzione — in coccolate o raggelanti calligrafie emblemi di realtà di oggi, ma subisce la vocazione ad integrarsi in quella realtà che ci è data in ogni tempo con una ironica smorfia di delusione tipicamente esistenziale talora imbastita di complice ambiguità. Sicché si tratta di una fantasia non acritica, ma condizionata nella sua essenza da una disincantata e poliedrica consapevolezza deH’illusorietà di ogni forma di realtà. Di qui deriva il calco emotivo dell’ironia: essa produce il grottesco, il sarcastico, e il patetico, l'acido, mai il disgusto, che nasce invece da una posizione morale. La moralità, cioè la tendenza ad equilibrare con una scala di valori il caos interno ed esterno, non è comunque assente in questi quadri, ma fa tutt’uno esteticamente con la coscienza. CLAUDIO ALTAROCCA, 1967