La crudele metamorfosi di Sarri trasforma i venerati, invidiali, emulati eroi dell’Efficienza in maschere grottesche e repellenti. E non a caso dico maschere, dal momento che quei volti richiamano alla memoria le maschere che i primitivi usavano ritualmente per designare la notturna divinità malvagia', il Demone o l'Orco, e comunque l’entità che si opponeva al libero fluire delle fresche energie della Natura e della Vita. L’incidenza psicologica del linguaggio di Sarri è dovuta all’abile impiego che egli fa del simbolo. Simbolica è già la declinazione dello spazio : gli interni spettrali che paiono evocati nel secco bagliore di un lampo, articolati in un complesso sistema di piani che ne sottolineano l’ambiguità in un serrato contrasto di neri e di bianchi ; simbolici sono gli elementi figurali che trovano inserimento in siffatto contesto : il bersaglio-ragnatela che trattiene prigioniero il volto dell'uomo ; la curva metallica deH’automobile-monumento ; talune torme puntute che nella loro particolare realizzazione si risolvono in segnali di minaccia, e talaltre forme, invece, guizzanti come fiamme, che suggeriscono l’irrazionale turbinare di una esigenza di liberazione, già in partenza umiliata e frustrata ; il viscido panneggio di un vestito, quasi fosse di cuoio, di gomma o di plastica, della sostanza stessa, alla fine, dell'uomo di disumanizzato — colpevole e, insieme, vittima —, della sua maschera maligna. Simboli «vivi», a concludere, in senso junghiano, dal momento che, nei termini dell’immagine in cui si incarnano, contengono un potere rivelatorio e, in ragione di esso, una facoltà di comunicazione tanto immediata quanto persuasiva. Certo l’opera di Sarri si situa con indubitabile legittimità nell’ambito della giovane pittura. Per di più, giusto in ragione dei propri valori, sollecita un’altra considerazione : che cioè non è lecito parlare di recupero di una nuova figuratività ove esso si attui nella supina mutuazione di altrui esperienze. Ci si riferisce, in particolare, all’equivoco italiano che — sulla ripresa dei modi irripetibili di un Bacon, di un Ciacometti o di 1111 Sutherland — sta producendo un movimento tanto vasto (e inutile) da essere stato definito da qualcuno come un secondo Novecento. Sarri è sfuggito a questo pericolo. Non dico che egli abbia ignorato la cultura — il che sarebbe peggio che negativo, assurdo — ma più semplicemente che ogni dato culturale ha rielaborato alla luce della propria concezione della pittura. Il suo linguaggio è cresciuto in tal modo con coerenza, e si è arricchito e affinato, quale proiezione puntuale del suo sentire e delle sue convinzioni — cresciuto nello spirito di quella «contestazione del presente » che aduna alla fine gli artisti più vigili circa le vicende del-