sctiirolli renzo schirolli è nato a mantova nel 1935. - lavora a mezzalana di s. silvestro (mantova). - vive a mantova. Come si avrà notato l’adesione del giovane pittore mantovano alla realtà più quotidiana è avvenuta per gradi tant’è vero che ora, dopo questi due periodi ben definiti, sia pur con le loro relative sfumature, egli ha ulteriormente ampliato le sue « ricerche » affrontando con un sicuro impegno quello che possiamo definire il tema della nostra epoca : il rapporto tra l’individuo e la massa con quanto di alienante e di alienato può essere ritrovato in questa disumanizzante civiltà meccanica. Ebbene tutto ciò è stato preso in considerazione con una estrema eleganza stilistica che si basa essenzialmente su situazioni puntualmente dicotomiche, ove un preciso razionalismo geometrico che simbolizzerebbe la rigida sovrastruttura architettonica, proprio anche a certi schemi mentali e quindi ambientali, viene a contrastare con vitalistiche immagini organiche. Il gusto grafico-compositivo dei dipinti non nuoce assolutamente e alla loro complessione, anzi, infonde una atmosfera quasi metafisica — è al proposito interessante notare come in alcune opere si assiste a dei recuperi di marca metafisico-novecentista — che giunge ad una simbiosi, e quindi ad una autentica catarsi poetica tale da rendere questi « teatri», nei quali, con un sarcasmo partecipe, sono raffigurati i personaggi della nostra vicenda quotidiana, simili a quelli in cui sono rappresentate le tristi o allegre storie dei « pupi ». Esiste così in questi dipinti e disegni, in questi veri racconti che nulla hanno di fiabesco nè, correlativamente, nulla di cronístico, una sottile « dialettica interna » — come la chiama Toni Toniato — che prospetta nel modo più attuale e partecipato le trame e i canovacci di una realtà caotica ed affascinante al tempo stesso. Si tratta quindi di un giudizio, conseguente a una presa di posizione ? Penso di sì ; ed inoltre credo che anche sia una indicazione a recepire in modo poeticamente partecipe la realtà quale essa è. E’ questo infatti il solo mezzo per 11011 sentirsi « alienati » ed « incomunicabili ». LUIGI LAMBERTINI, 1965