Il recupero del fantastico per Schirolli avviene senza apparati rituali, o esorcismi. Tale recupero per il pittore non è nemmeno un problema, un dato tematico, ma conseguenza logica e risultato insieme del suo modo di far pittura. Infatti un tale apporto si può dire dato sintomatico tra visivo e ambientato che viene a consumarsi nelle sue combinazioni tra il naturalismo e la metafisica. Il fantastico allora potrebbe essere (o apparire) la ripresa tonale di un paesaggio dal vero (o di sue parti come cielo, alberi, etc.) così desolato airinserimento con gli interni geometrici e timbrici che completano il quadro. Fantastico tale inserimento almeno nel senso del ricordo come di una realtà non più incidente sintomaticamente e abbisognevole appunto di un recupero perfino fantastico, sia pure di fantastico così giornaliero e fuori porta, così periferico e campagnolo. Ma se fantastico è in Schirolli, almeno da come appare nei suoi quadri, possibilmente esso dovrebbe allargare la sensazione scenica dei suoi elementi geometrici d’allegoria metafisica come interni. Nella ipotesi di movimentare, in tale caso, le possibilità gestuali individuali o di allargarle attraverso un sistema di considerazioni e sviluppi che dagli interni tragga motivazione alla base della coscienza : che è ancora come parlare di conoscenza, in ogni caso almeno come spinta e provocazione. Allora fantastico vorrà anche significare disponibilità a combinarsi ruotando su proprie e altrui sfere simboliche immaginative e esistenziali al centro di una frequenza tra interno e esterno come espressione e evocazione. Potrà essere il caso che tra chiusura mobile e realtà statica (gli interni e le provocazioni esterne naturalistiche) si attui uno scatto come un cuneo originale e provocato che del chiuso accentua ogni proprietà fantastica per una urbanistica estetica vitalissima come propellente scenico e strutturale. In definitiva, perciò, la più evidente motivazione del fantastico in Schirolli è altresì un recupero della pittura a livello di separazione coatta tra sequenza formale e forzatura istintiva di dati che partiti pure scientifici giungono a destinazione pregni di stimoli fantastici, proprietà lorse di quegli esatti assurdi interni schirolliani che possono per forza propria obbligare la fantasia a uscirne, o a rimontarli in altro modo come operazione fantastica tesa verso il reaie, il reale più composito. ALESSANDRO MOZZAMBANI, 1967