Nei nuovi quadri di Somenzari la coscienza di 1111 « reale » per tanto tempo vagheggiato e rimirato si è capovolta. D’improvviso il pittore ha capito che la vera natura delle cose è nascosta. Che la realtà è l’immagine, non l’immagine che la rappresenta. Sarebbe stato controproducente che Somenzari, nel sostanziale stravolgimento del suo metro espressivo, non continuasse a giovarsi, della conoscenza del vero derivatagli dalla sua milizia « naturalistica ». Così egli ha mantenuto l’oggettivazione precisa e sapiente, e nemmeno ha voluto abbandonare del tutto il tocco distintivo del pittore di sapiente mestiere. Sotto le apparenze accattivanti dell'iride^ che la colora un’ameba avvolge le cose, esce da una mela, ingloba la chioma di un albero, causa non ben motivati cataclismi, incendi, liquefazioni rossastre e sanguigne, violenta e viola la razionale illusione del vero con l’irrazionale realtà della immaginazione. RENZO MARGONARI, 1967