differente atteggiamento delle figure dall’uno all’altro iconogramma, insinuano il sospetto del divenire di un’azione : per l’inevitabile interferire dell’esperienza, il denotato finisce coll’assumere le apparenze del racconto figurato. Passando da una considerazione analitica ad una fruizione globale dell'immagine, la dimensione fantastica appare tuttavia ben più intimamente radicata ed essenziale. Più che una successione meccanica di segnali variamente modulati, si avvertono stimoli complessi, caricati di proprietà evocative e suggestive non riconoscibili al semplice dato sensoriale. Il senso di levitazione degli oggetti che sembrano apparire e connettersi in guisa di struttura molecolare, il loro accorrere e sfuggire al richiamo di un segnale di oscuro significato ma di cui si rivelano plausibili gli effetti, il loro stesso moltiplicarsi, decomporsi e ricostruirsi, non appare il risultato di un processo razionale e neppure di un accidente ottico ma il portato di una dimensione magica dei simboli. La fantasia interviene dunque nel determinare il «comportamento» dei simboli, dotandoli di prerogative sorprendenti e quindi costituisce alla fine il più importante elemento formatore dell’immagine. L’oggettività dei termini e la rigidità delle strutture sintattiche in rapporto dialettico coll’elemento fantastico danno origine a un discorso insieme schematico e aperto, ricco di sottili contrappunti, di calcolo e di candore: dove l’apparente prevedibilità degli sviluppi è puntualmente contraddetta dalla soluzione. ELIGIO CESANA, 1967