rii ¡zzata e imbutita elettricamente e non vale la pena d’insistere salvo una considerazione che ci porta automaticamente a chiederci in quale modo si debba osservare tutto ciò. Il distacco e l’ironia diventano allora le uniche armi che abbiamo per combattere questa battaglia. Altra domanda conseguente : Vicinelli è proprio ironico così come sembra ? Ad essere sinceri quando ci troviamo di fronte al volutamente grande, che sottintende un vuoto ed una macchinosità sempre più preponderante, siamo portati a pensare al sarcasmo e quindi vedete come i due punti concidano : sarcasmo e paradosso. Il problema quindi rimane ancora una volta quello dell'incomunicabilità e sembrerà strano un simile accenno anche se si tratta ormai di un luogo comune fin troppo usato. Ma quando l'uomo, meglio l’artista, esprime una realtà simbolicamente artefatta, che sul piano linguistico gli dà la possibilità di re perire tante, o per essere più esatti, alcune desinenze del passato, ciò significa che egli sta cercando un denominatore che, nel rispetto della sua personalità artistica sia accessibile a chi osserva. E questo non ci sembra soltanto un problema riferibile a Vicinelli. Infatti con la morte delle avanguardie, intese storicamente, vediamo che da più parti si ricerca una comunicazione diretta attraverso un recupero di fattori propri della nostra cultura senza che in tal modo si cada nella ripetizione. Così questi monumenti del presente che Vicinelli circoscrive nei suoi ultimi quadri all'interno di uno spazio integrante — in precedenza le forme aperte tendevano a proiettarsi al di là della contingenza delle tele e dei fogli — e che per alcuni riguardi possono essere accostati alle metafisiche archeologie di un De Chirico, alle volumetriche definizioni di un Léger o, per ritornare in un certo senso alle origini di un classicismo, alla plastica compenetrazione formale di un Wili-gelino, compendiano per mezzo di una calligrafia pittoricamente descritta e plasticamente enucleante non solo il rigore del mondo tecnologico con tutti i suoi significati. Infatti questi quadri, questi disegni che si aprono dischiudendosi come scatole di latta simboleggiano a volte, anche troppo apertamente, il vuoto che regna aH'interno del-l’uomo-macchinetta, deH’uomo-orologio, all'interno di personaggi insomma che liniscono per essere metallicamente assurdi ed indifesi. E ciò non è una contraddizione: il timore di essere sopraffatti dai meccanismi della nostra era da quanti è avvertito ? Forse da molti ma la maggioranza è tutta compresa dalla sua realtà, vi si immedesima accettandola quasi supinamente. LUIGI LAMBERTINI, 1966