Giuseppe Vicinelli tenta addirittura l’avventura del grande quadro barocco, ricuperando ampiamente concezioni spaziali e ideologiche della pittura seicentesca. Venendo alla sua grande tela (« Progetto per un Impero »), molti dei motivi che fanno da catalizzatore per Righi vi sono mantenuti (non inutilmente tra i due artisti esiste un rapporto di amicizia), ma Vicinelli usa gli strumenti tradizionali : il gesto, il tocco, il tonalismo, la « pittura » insomma, e fa lo sberleffo alle chiesastiche composizioni barocche del Seicento. E' uno sberleffo pantagruelico, grandioso. In questa enorme tela è contenuta sotto l'impacchettatura accattivante della tradizione un ordigno micidiale : una critica violenta all’attuale sistema sociopolitico. L’elmo da corazziere fa la sua apparizione nello stesso cielo dove un angelo, pescato nella infinita schiera di cherubini della pittura barocca, porta in alto le spoglie di un Cristo di latta stagnata. Un imperatore fatto della stessa latta domina una piramide composta da tutti gli elementi che simboleggiano la gerarchia del potere e del costume contemporaneo. Il sesso, la liturgia cattolica, la civiltà dei consumi, la guerra. Ostensori, nudi in scatola, mammellari, strutture metalliche, copertoni, sono gli elementi che compongono la piramide cui si accede da una scalinata formata da un « piede di porco»: lo strumento usato abitualmente dagli scassinatori per far saltare le saracinesche. Tutto questo materiale blasfemo e rivoluzionario si presenta sotto le apparenze accattivanti del quadrone ufficiale, eseguito su commissione. E’ evidente nella opera di Vicinelli il ricupero della pittura di un Savinio, cui Contini ha così acutamente accennato. Direi, anzi, che in lui è presente la coscienza dell’esperienza surrealista come apporto determinante alla moderna cultura figurativa. Tale esperienza è presente in Vicinelli, nella forma, per le possibilità di addizione fantastica e allegorica di cui il pittore si giova. RENZO MARCONARL 1967