tore, da Zampirollo dichiarato, nei confronti delle manifestazioni morbose derivanti dal sesso non riesce a prender quota ed anzi a volte slitta in una celebrazione di quel mitico simbolo del sesso che è appunto il nudo femminile. Infatti la contrapposizione tra le forme dei suoi puri nudi e gli ammassi gelatinosi dei mostri marini, invece di contraddire per antitesi la « bellezza » di questi nudi l'accentua ed essi, pur se per la fredda descritiività con cui sono realizzati perdono ogni volgare carica erotica, pur tuttavia mantengono sempre una certa ambigua e sottile vena di sex-appeal. Senza dubbio è per timidezza della fantasia di Zampirollo che queste opere non riescono a raggiungere quella incisività che è negli intendimenti dell’autore. Queste figure femminili, a mio avviso, sono troppo vere e troppo false allo stesso tempo per poter costituire un elemento di antitesi ben precisa in un discorso di così complessa dialettica, come vorrebbe essere quello di Zampirollo. Esse, cioè, sono Sroppo indecise tra ritratti di nudi d’atelier e cover girls per assumere un senso ben preciso nel loro significato. Ed è ovvio che ciò incide su tutto il discorso di Zampirollo : per demistificare le manifestazioni morbose derivanti dal sesso ci vuole più cattiveria, come insegnano quegli artisti pop che demistificano appunto il mito del sesso servendosi degli stessi strumenti con cui la civiltà dei consumi lo propina ai suoi nevrotici, inibiti e tarati figli. E ci vuole più chiarezza : infatti sono convinto che, quando Zampirollo si deciderà a scegliere con coraggio tra natura e artificio il suo discorso riuscirà a scollarsi di dosso le incertezze attuali e diverrà estremamente interessante. GIORGIO DI GENOVA, 1967