gino baratta la dissoluzione dello spazio e la genesi del fantastico L’esame sincronico di alcuni campioni della recentissima narrativa italiana ci consente di enucleare alcuni denominatori comuni che permettono di accostare, magari abbastanza imprudentemente e provvisoriamente, altrettanti autori quali G. Celli, A. Porta e E. Sanguineti. Anzitutto sembra che il primo di tali parametri sia offerto dàlia insorgenza e, quindi, dalla frequenza comune ai tre dell'immagine di fantasia, che scaturisce dalla attività fantastica iTtconscia presentandosi alla coscienza come improvvisa e deliberata epifania, repentina apparizione. Il linguaggio di Jung ci serve ad indicare il carattere arcaico dell'immagine, il carattere cioè grazie al quale « l’immagine presenta una cospicua concordanza con i noti temi mitologici >* \ In tal senso l’immagine primigenia o archetipo è sempre collettiva e traduce perciò temi mitologici principali comuni ad ogni razza ed epoca. Per esempio, il motivo del paradiso perduto, dei centro smarrito, la ricerca del-l’ubi consistam sono espressione di un primigenio bisogno di protezione che è comune a tutta la letteratura asiatico-europea e si è cristallizzato nei to-poi del luogo di bellezza, nella metafora della navigazione che (magister E. R. Curtius] se fatta tanto più peregrina ed artificiosa quanto più la concezione finita dell’universo è stata messa in crisi. E' chiaro che da epoca ad epoca, da letteratura a letteratura tali archetipi hanno subito rappresentazioni ed interpretazioni differenti fino a presentarsi presso di noi del tutto stravolti e, almeno, profondamente turbati. E che tale stravolgimento sia avvenuto propriamente nei nostri anni si comprende con il fatto che una nuova concezione spazio-temporale ha sostanzialmente mutato il rapporto uomo-dimensione cronotopica. Infatti un secondo comune denominatore è da ritrovarsi precisamente nella dissoluzione dello spazio e del tempo narrativo, inteso il primo come continuum, e il secondo come simultaneità coscienziale a sua volta relativa. In altre parole la crisi della interpretazione deterministica della natura, la sostituzione del calcolo probabilistico alla rigorosa necessità hanno fatto sì che il romanzo si proponga come ipotesi di organizzazione, come tentativo di interpretazione del reale. Anzi, il con-