ropee hanno assunto ogni qual volta sono scese ad una frequentazione più ravvicinata dell’irrazionale e dell'inconscio nel tentativo di sgretolare definitivamente le prospettive dell’ordine e della chiarezza, costituisce una conferma diretta di quanto quelle prospettive, e le negazioni che comportano, sembrino irrinunciabili e vitalissime per la cultura occidentale. E se è vero, come sembra, che l’attuale recupero del fantastico a quasi tutti i livelli della creazione artistica si muove in una direzione, pressoché simile, di aspra contestazione dell’ordine esistente, di alternativa totale, di progetto per una nuova e diversa organizzazione del reale, di stravolgimento dei significati e del senso usuale delle cose nel tentativo di stabilire con queste relazioni più autentiche, allora si può dire che le vicende del fantastico sono legate in maniera inversamente proporzionale alle vicende del razionalismo nell’ambito della cultura europea come la ragione cartesiana e l'empirismo prescientifico di Bacone hanno, in qualche modo e per certi aspetti, liquidato il magismo, l’alchimismo, il misticismo, l’allegorismo medioevale e rinascimentale (non a caso il pensiero del Vico resta escluso dalle grandi correnti del pensiero europeo ed è questa forse la ragione del ritorno interessato e curioso ad alcuni rappresentanti della cultura italiana — tra cui appunto Vico, Bruno e Dante — da parte di due tra i più significativi esponenti della avanguardia europea come Joyce e Beckett) ; allo stesso modo il marxismo liquida le avanguardie europee negando loro proprio una delle ragioni, e non la meno importante, per cui erano sorte : la capacità di provocare lo sgretolamento del sistema borghese e la successiva instaurazione di un nuovo ordine di valori. « E’ curioso — ha osservato Huyghe in occasione di una esposizione dedicata a Bosch, a Goya ed al fantastico — come, nei periodi in cui l’uomo è colto dal dubbio, nell’arte riappaiono i mostri, le bestie. L'alto medioevo, quello delle invasioni barbariche, ed il medioevo romanico conobbero quest’ossessione. Quando, invece, si raggiunge il periodo di armonia e di classicismo costituito dal XIII secolo, si ritrova un equilibrio forse ancor più completo che nella Grecia classica... Ma eccoci al XIV secolo. Una lenta crisi si svolge. E nel secolo successivo, il quattrocento, l'uomo ha di nuovo paura. E poiché ha paura ecco riapparire le bestie, che rinascono, assieme al diavolo, anch’esso rivestito, poco per volta, di forme bestiali ». In realtà — commenta giustamente Battisti (2) — l'Europa dell’ottimismo i mostri se li porta al dito a al collo ed ogni volta che insorge una crisi morale o religiosa e l’umanità rinunzia al classicismo, alle sue fredde estatiche verità, per tentare altre vie di conoscenza e di azione, essa scioglie dalla loro ibernazione l'orrido e il demoniaco, quasi come in un famoso film di fantascienza, Il pianeta proibito, in cui è 10 stesso dominatore del pianeta a suscitare i mostri che lo minacciano. 11 razionalismo appare allora l'arma morale di una piccola élite di fronte ad una imagerie vaga, incerta nei suoi limiti, latente, ma vitalissima e capace di manifestarsi, appena legittimata o consentita, con estrema agres-sività, ma anche con estrema consapevolezza stilistica. Comunque stiano le cose, è un fatto che la cultura e l’esperienza artistica in Italia negli anni successivi all’ultima guerra mondiale sembrano muoversi al di fuori del fantastico e più per scelta poetica che per tendenza o predisposizione effettivamente condivisa e consapevolmente realizzata. La battaglia che si sviluppa in Italia dopo la caduta del fascismo nel