generalmente considerato alla stregua di uno scherzo, ci sembra invece una delle cose migliori del regista ed un esempio notevole di fantastico cinematografico. Il film infatti non è soltanto un felice apologo di impianto moralistico indirizzato agli sprovveduti censori della sua opera precedente, ma anche un riuscito esperimento sul fantastico nel quale convergono motivi abbastanza suggestivi. Anzitutto il richiamo, in funzione di elemento metaforizzante, alla trovata classica del gigantismo largamente usata nell'ambito della letteratura europea fino a Baudelaire del cui sonetto La geante, Felli-ni sembra aver dato, in certi momenti una fedele versione cinematografica, specialmente là — come ha visto Moravia — dove il poeta dice della gigantessa ch’egli vorrebbe « Parcourir à loisir ses magnifiques formes/ Ramper sur le versant de ses genoux énormes/ Et parfois en été...// Dormir nonchalamment à l'ombre de ses seins »; poi le fantasie di Chagall, gli allegorici monumenti del disegnatore Zac e anche il recente « racconto e collages » di Jacques Carelman che porta appunto per titolo Saroka la geante. Ma se escludiamo Fellini, non è in realtà molto facile trovare nella cinematografia italiana degli ultimi anni altri esempi di fantastico e gli unici film che vengono in mente a questo proposito sono Omicron di Grego-retti e La decima vittima di Petri dove però il motivo del fantastico si trova ormai mescolato con quello dello scientifico. Le due opere sono comunque ugualmente interessanti e rientrano nell'ambito del nostro discorso perchè stanno validamente a dimostrare che il passaggio del fantascientifico dalla letteratura al cinema non è soltanto la conseguenza di una moda o la maniera di nascondere un latente desiderio di evasione, ma piuttosto una forma nuova per esprimere con maggiore autenticità un atteggiamento di critica sociale e di indagine umana conseguito al di fuori degli schemi abituali. Si può dire anzi che il fantascientifico contemporaneo, muovendosi in questa direzione (oltre a produrre opere classiche tra le quali Alphaville di Godard che rimane forse la più suggestiva) finisce per costituire un efficace antidoto all'evasivo da una parte, al didascalico e al consolatorio dall’altra. E’ chiaro che non si parla qui di quella fantascienza per così dire formalistica, snobbistica o intellettualistica che gioca con il senso della paura e dell'ignoto senza in realtà riuscire ad interpretarne il valore ed il significato, ma piuttosto di quel tipo di fantascienza che conserva il suo aspetto antropomorfico e che si fa espressione della coscienza umana sia costituendo una sorta di proiezione dei desideri, dei timori o delle preoccupazioni deH'umanità, sia rappresentando e interpretando l’estraneità dell’uomo contemporaneo al suo stesso ambiente, sia riflettendo nello specchio del grottesco certe deformazioni dell’uomo contemporaneo, sia ancora esorcizzando i simboli dell'insecuritas mediante una critica della società moderna che sia al tempo stesso ironica e allusiva, satirica e demistificatrice. E' noto infatti che nella fantascienza esistono due esigenze o, per dirla con Dorfles, « aspirazioni » ed « angosciosi interrogativi » : da una parte « liberarsi dal continuum spazio-temporale, eliminare il tempo e modificarne le dimensioni ; uscire dalla norma sensoriale attraverso inedite e inesplorate virtù telepatiche, telecinetiche » ; dall’altra « constatare i pericoli della bomba atomica e superarli ; trasferirsi in epoche beate o dannate in cui l’uomo sia padrone delle forze fisiche e psichiche o sia divenuto succube di esse » (4). C’è però una difficoltà ed è costituita dal fatto