1) CONSIDERAZIONI GENERALI La lingua è il mezzo più idoneo di cui l’uomo dispone per esprimere il suo pensiero, lo strumento per cui può obbiettivare i moti di coscienza ; ma essa è anche, e soprattutto, il mezzo più efficace della comunicazione sociale. Non è pensabile nessuna forma di società umana senza il linguaggio fonico, perchè solo questo consente la relazione viva con tutti i membri del gruppo e l’informazione compiuta, anche se non totale. La lingua include nelle sue parole tutti i significati di una cultura, aderisce intimamente a tutte le trasformazioni sociali e spirituali adeguandosi più o meno lentamente, e tuttavia incessantemente, a ogni mutamento dei valori storici. Essa accoglie la vita in tutte le sue manifestazioni, anche nelle sfumature più delicate ed intime, le rende esplicite e le tramanda nel segno linguistico : nel suo duplice aspetto di comunicazione orale e di testimonianza scritta essa documenta la forma mentis nonché degli individui anche dei popoli. Le parole sono segnali linguistici sui quali possiamo orientarci. Affermava V. Hugo che « ogni epoca ha le sue idee ». Però la storia della lingua non è soltanto storia dello spirito ; è anche un divenire della lingua strettamente connesso colla trasformazione delle situazioni complessive nel campo culturale, civile, politico, economico e sociale. I rapporti fra momenti sociali e lingua non tanto si rilevano nella fonazione, nella sintassi, nei mezzi creativi, quanto invece nel corpus lessicale, soprattutto nel suo aspetto semantico i1). Ogni periodo storico permea di sè la società e la sua lingua, il che vale a dire che la lingua accoglie tutti gli aspetti, da quelli più sommessamente dome- stici a quelli più ampi e politici, in cui la vita, spirituale e quella pratica si esprimono. Il potere costituito che mira a riformare i costumi deve necessariamente influire anche sulle parole, perché il costume, come contenuto etico, come nozione, si obbiettiva in una voce a cui saldamente aderisce ; non si può modificare il costume senza modificare il segno linguistico che ne è l’espressione sensibile, che ne è lo strumento veicolare, di comunicazione. E’ destino di tutte le parole trasformarsi nel volger del tempo secondo una diagonale di forze : da un lato la costanza, o il peso, della tradizione, di questa forza d’inerzia dei valori conoscitivi, che agisce nel senso della diacronia, della storia; dall’altro le spinte laterali di nuove esigenze espressive che agiscono nella contemporaneità, nella sincronia. Però mentre nella vita per così dire democratica del segno linguistico il significato muta, si adegua, si trasforma entro l’ambito di 5