parole dalle risonanze amichevoli ; le parole diventano nuove armi semantiche eterodirette, eteroimposte. Come abbiamo detto la lingua viva si adegua sempre all’ambiente sociale ; dobbiamo però osservare che ciò è vero in senso diacronico, ma non in senso sincronico ; cioè : sulla evoluzione semantica, come sulla creazione di nuovi termini, agiscono fattori sia storici che geografici. La registrazione della innovazione nel campo sociale, politico, economico, ecc., non è immediata, non è quasi mai contemporanea al fenomeno. La tradizione, forza diacronica, forza quindi conservatrice, tende a mantenere il significato già acquisito ; le spinte sincroniche, le spinte che provengono dall’ambiente si manifestano, linguisticamente, con un certo ritardo, cioè il significato si adegua in un secondo tempo, non immediatamente. Fermenti vivacissimi e un poderoso vasto sommovimento ( non importa se provocati coartatamente dal potere politico) esigono nuove forme lessicali, forme che esprimano più coerentemente il rivolgimento. Mentre nel periodo della cavalleria cortigiana o, più tardi, dell’umanesimo e di altre correnti di pensiero, agiscono forze spirituali che affondano le radici in una cultura veramente europea, nel nazismo abbiamo la volontà deliberata, spietata, di imporre colla forza politica, colla disumana violenza delle armi, una nuova innaturale VVeltanschauung a una Europa ostile. Là abbiamo il variopinto disordine di forze scaturenti da correnti di pensiero spontaneamente affermantisi, da atteggiamenti religiosi che rispondono a intime esigenze, da conflitti spirituali germoglianti nella tradizione, sempre inscrivibili nell’ampio flusso e riflusso delle vicende umane, nel dissidio fra libertà interiore e rigore severo di istituzioni, qui invece si mira a distruggere quanto di più intimo e di più profondo si cela nel cuore umano : si vuole annullare la vita interiore in nome di un dio della superiorità di razza. Il nazionalsocialismo non favorisce il discorso lirico, .in prima persona, il cosiddetto discorso emotivo ; non gradisce l’espressione diretta del pensiero, l’espressione individuale, originale ; non è che esso manchi, ma non è predominante, ed è lecito, consentito dal tiranno, soltanto quando coincida con lo spirito del gruppo. Il partito totalitario ha rapporti imperativali col suddito, e il suo discorso sarà pertanto non in terza persona, non referenziale, ma sarà un discorso in seconda persona, un discorso « conativo » (6). E il discorso che prevarrà sempre sarà il discorso aggressivo che si camufferà talora di forme referenziali, ma che nella sua essenza resterà un comando, una imposizione. Oppure il discorso si avvarrà delle parole come di un’arma immateriale che miticizza e storicizza, che crea o annulla ciò che di per sè è un accadimento indifferente, un mero dato di fatto ; sarà un richiamo che evoca forze magiche annidate nel subcosciente per proiettarle verso il futuro. Le parole che possiamo considerare come simboli dei fatti reali, dei nostri elementi di esperienza, perdono allora il legame diretto colla realtà, consentono costruzioni che più nulla hanno in comune colla realtà sociale, con i fatti vissuti. Le voci più espressive dello spirito umano, quali ad esempio : libertà, verità, fede, coscienza morale, giustizia, intellettualità, civiltà, quando vengano avulse dal loro contesto storico, sociale, universalmente umano, subiscono un processo di restringimento semantico, di trasposizione, venendo a inserirsi in una nuova Weltan-schauung che adegua i significati, mutilandoli e travisandoli, alle unilaterali esigenze di un gruppo egemonico. Parole oneste, lecitissime in un contesto democratico, quali oppositore, critico ecc. diventano intollerabili nel mondo nazionalsocialista. La distruzione del significato comporta talora la soppressione fisica dell’importuno. Il significato legittimo che inerisce al termine viene fraudolentemente ignorato, alterato e sostituito con altri valori negativi che giustificheranno le più dure rappresaglie. L’oppositore sarà