di cui sono rivestite. Pertanto è un’operazione improba se non addirittura impossibile, delimitare i concetti. L’opera subdola della propaganda organizzata e orientata dall’alto è inoltre facilitata dalla mancanza di familiarità con le parole meramente concettuali da parte dell’ascoltatore di massa. Naturalmente è questo un fattore estremamente variabile che dipende dalla cultura generale, dalla intelligenza e dagli interessi specifici di ogni individuo. La scarsa dimestichezza con i significati di parole come « democrazia », « libertà costituzionale » ecc. induce l’ascoltatore ad assorbire una qualsiasi interpretazione interessata propinata dalla « autorità costituita ». La lingua quotidiana è ricca di termini che hanno ampliato la propria sfera d’impiego e hanno impoverito il contenuto trasformandolo da specifico a generico e poco caratterizzante. I nomi astratti permettono a una propaganda ben congegnata la insufflazione di significati addomesticati, sia migliorativi che svalutativi (8). Tucidide parlando della tendenza generale alla svalutazione di alcune parole indicanti valori morali, notò : « Il valore consueto delle parole in rapporto alle cose era trasvalutato da una nuova interpretazione. L’audacia dissennata fu ritenuta coraggiosa abnegazione verso la propria parte, l’indugio prudente decorosa viltà, la saggezza pretesto di codardia, l’intelletto aperto a tutti gli aspetti di un problema assoluta incapacità di agire ». Non diversamente scriveva Sallustio : « Veramente già da tempo noi disimpariamo il vero senso delle parole ; e poi che essere prodighi dei beni altrui si chiama liberalità, e l’audacia dei male diviene coraggio, proprio perciò la repubblica è sull’orlo della rovina » (9). La propaganda sfrutta inoltre il potere suggestivo ed evocativo delle parole, rifugge dai severi legami della precisione logica. Anzi, potremmo dire, che la propaganda avvalendosi in pieno degli aspetti generici ed emozionali della parola, la defrauda del suo significato tradizionale, oggettivo, e insinua dolosamente nuovi valori intellettuali. Come dicevamo le parole hanno per loro natura un significato generico che sfocia in una molteplicità di significati, consentendo pertanto una ampia discrezionalità nella applicazione. Appunto questa carenza di confini netti costituisce un terreno ideale di sofisticazione semantica. Aristotele affermava che « le parole di significato ambiguo sono utili soprattutto al sofista per imbrogliare i suoi ascoltatori » (10). Tale genericità malleabile del significato, diciamo pure questa equivoca condiscendenza delle parole, l’attitudine a subire l’impronta, la disposizione alle più impensate divergenze, consentono di includere sotto la stessa etichetta gli eroi come gli assassini. Il campo semantico così drasticamente dilatato consente di includere nella stessa condanna i traditori, i tiepidi, i dubbiosi, gli incerti. Determinate parole si depauperavano in determinati significati non « pianificati » (11 ) ; per alto decreto dell’autorità politica non potevano più essere polivalenti, nè quindi si ammettevano pluralità di interpretazioni : esisteva un’unica alternativa nel significato come nel comportamento ; la multiformità tedesca fu ridotta a formule di semplicissima polarità : o col Führer o contro il Führer, cioè o croce uncinata o stella sovietica, o nazismo o ebreo, o milite bruno o selvaggina da braccare. Parole come rivoluzione », « stato di emergenza » non significano più momenti o periodi di eccezione, ma situazioni croniche. Chi si oppone alla violenza, si oppone, nel manovrato gioco dei significati, all’« ordine nuovo » ; chi tenta di resistere alla ingiustizia, si mette contro l’ordine sociale che subordina l’individuo alla collettività, anzi al « Volk », alla « comunità di popolo », concepita come espressione essenziale della vita nazionale. Al nazismo ripugnava, nel dialogo politico, il ricorso a un linguaggio preciso, logicamente vincolato. La ragione di tale ripugnanza alla accettazione di forme