logiche di pensiero, all’accoglimento anche di elementi culturali e spirituali europei, è da ricercarsi proprio nel fatto che detti elementi, appunto per il loro carattere razionale, mettevano in pericolo le strutture del nazismo, fondate sull’istinto. Nella comunicazione sociale un linguaggio logico, quale potrebbe essere quello scientifico, scevro cioè da ogni associazione affettiva e volitiva che ostacola la cognizione, non è possibile. Nella vita quotidiana, sia a livello domestico che politico, un linguaggio logico sarebbe privo di valore pratico, tanto più che nei comuni rapporti intersoggettivi il linguaggio agisce come valvola di sicurezza esteriorizzando le nostre emozioni nella pienezza del loro contenuto; il linguaggio personale, emotivo scaturisce spontaneo, e libera l’individuo da introversioni e da inibizioni altrimenti pericolose per il suo equilibrio. Se il linguaggio vuol essere espressione dell’uomo nella sua concretezza e non solo nella sua astrattezza, non può essere estraneo alla sua sfera sentimentale, e il linguaggio non può perciò rinunciare alla sua intrinseca alogicità. Profondamente diverso si fa il discorso per il linguaggio delle scienze. Questo per sua natura deve rifuggire dalla plurisemia, deve creare simboli univoci, non può accettare la definizione generica quale è attestata dai vocabolari, definizione che esprime un valore virtuale che si arricchisce di infinite connotazioni nel flusso vivo della parlata, nella varietà inesausta delle situazioni e dei contesti sintagmatici. Il linguaggio della scienza enuclea per così dire dal significato ampio, empirico, emozionale, quella accezione che conviene al concetto scientifico. Anche se possiamo deplorare l’equivocità del linguaggio nella vita sociale e politica, tuttavia, afferma il Guiraud, « un linguaggio a urto è necessario a una ideologia o a un partito come una razione di grappa a una squadra di volontari in missione » (12 j . Altrettanto però non può esser detto del linguaggio scientifico. Esso evita le parole ricche di implicazioni perchè potenzialmente ambigue e adotta termini dalla semantica ben definita. Anche la scienza ha valore ed è comunicabile in quanto si esprima e si determini nel linguaggio. Però in essa l’uso corretto di termini a significazione univoca è condizione imprescindibile per la costruzione del sapere; da qui origina, nella formulazione della terminologia scientifica, il ricorso all’universo lessicale greco e latino, la cui fissità semantica sottrae il significato alle oscillazioni sempre diversificanti e lo cristallizza in forme immobili. Il nazismo ha riconosciuto questa evidente verità che la scienza autonoma non si lascia ricondurre a interpretazioni ideologiche e ha provveduto in modo ben più grave e sedizioso: ha addirittura modificato il concetto di scienza inalberando il vessillo della scienza militante, e subordinando la ricerca e la esposizione dei fatti ai propri particolari interessi. La scienza in quanto non militante, in quanto non asservita al supremo mito della razza, in quanto cioè non « allineata », non è vera scienza; essa è un coacervo incoerente o un catalogo di episodi e di nozioni non intimamente retto da una organica e profonda visione della natura. Se esterna ad una Weltan-schauung nazista, essa non è che sterile intellettualismo. In tal senso la non-scienza, la scienza ebraica o liberale, è un veleno per lo spirito. In quanto la scienza non sia concepita dallo spirito nordico, in quanto essa non penetri colle sue radici nel sottofondo oscuro e fecondo della razza per suggerne la linfa vitale, essa non sarà che vana ricerca fondata sulla indifferenza e sulla falsa obiettività. La libertà della scienza deve essere di ordine puramente energetico; la scienza dovrà porsi spontaneamente al servizio del popolo e della razza. La scienza nella sua vecchia accezione già « superata » coinvolgeva spregiudicatezza e libertà di valutazione, esigeva obiettività e autonomia. In questo senso non poteva essere gradita ai signori della guerra in quanto questi miravano al dominio assoluto sullo spirito. Lina scienza autonoma, fondata sulla libera critica, 11