razziale e altrettanto vale per la ” filosofia organica ” che si ” sottrae alla tirannia degli schemi del freddo ragionatore”» (16). L’aggettivo « veritiero » perde quindi la sua connessione con « verità » per assumere il valore di « aderente al pensiero nazionalsocialista ». E con esso il verbo « dimostrare », il quale non significa più « far apparire la verità fornendo le prove », ma assume un valore apodittico. Ciò che è detto e ripetuto dai gerarchi, dai capi carismatici esprime una « verità » che non ha bisogno di sostegno, che non ammette contestazioni, nè contro prove : è vangelo, tahù. Sicché è scientificamente vero soltanto ciò che diventa una occasione per avvantaggiare la nazione tedesca. Tutto il resto è « Dreck », « Scheisse » (17). 3) EUFEMISMO - SEGRETEZZA - GESTAPO Parrà invero strano al lettore l’accostamento. Ma si ricrederà quando avremo dimostrato che il partito totalitario usava gli eufemismi al modo di velari, di sipari calati su realtà abominevoli. L’eufemismo serviva da specchio deformatorio, da membrana nittitante. La parola non è un eufemismo in sè; essa però può avere un uso eufemistico. Tale uso può diventare uno strumento politico in quanto serve non più ad evocare con allusioni esornative un concetto, ma a riferirvisi alterando la verità. L’uso eufemistico della parola, nel comune linguaggio sociale, non può confondersi col gergo, in quanto da quello differisce per il movente psicologico. Mentre alla base deH’eufemismo si trova l’interdizione, una norma interiore nella maggioranza dei casi, nel gergo invece sta l'esigenza pratica di non farsi capire. Noi qui però dovremo distinguere fra l’eufemismo in uso nella pratica sociale e l’eufemismo usato come strumento politico. Nella vita di relazione esso è espressione, o almeno indizio, di delicatezza, di cortesia, di garbati rapporti sociali ; in esso si interiorizza una norma di civiltà che si esplica nella scelta di termini allusivi rispettosi o velati ; o, nel caso delle superstizioni, di termini propiziatori ; esso è spesso spontaneo come l’autocensura sugli argomenti scatologici ; serve a nascondere paure superstiziose nelle classi meno colte, ha cioè una funzione apo-tropaica. è insomma una « captatio benevolentiae ». Nel lessico della violenza l’eufemismo diventa invece una rozza copertura di ferocia ed è all’origine della segretezza. Nel linguaggio nazista le parole spesso costituiscono un mascheramento necessario, un gergo colpevole ad alto livello, nel quale domina un mostruoso « animus occultandi ». In questo senso l’eufemismo è da porre in stretta relazione col « segreto », colla necessità di nascondere ai profani tutto ciò che può nuocere all’ideologia. La parola diventa una specie di essere bifronte ; due aspetti, due significati regolabili, intercambiabili a seconda delle esigenze : un significato per la massa, per i ben pensanti, per tutti coloro che non devono e non vogliono vedere la realtà conturbante, e un significato per gli iniziati, i dominatori, cioè per i responsabili. Nell’eufemismo si appalesano pertanto contrasti violenti : da un lato l’esaltazione della « lealtà », del diritto'dovere di affermare la verità, l’esaltazione dell’eroe puro, del Sigfrido che non conosce infingimenti, che si inebria della luce del sole ; dall’altra una realtà spaventosa, torbida e disumana, una « Notte e Nebbia », che deve essere occultata, anzi negata, ma che pure esiste. Da qui l’urgenza vitale dell’eufemismo da un lato, e, dall’altro, del suo complemento: il segreto. Parole e locuzioni del tutto innocenti in apparenza: «arresto preventivo», «servizio di sicurezza », « liquidare », « soluzione finale », «assegnare al lavoro », « esperimenti scientifici », e mille altre, nascondono delitti spaventosi : invii al campo di concentramento, assassini in massa, uccisioni e sevizie dei prigionieri di 13