guerra, leve forzate di lavoratori stranieri per la schiavitù, interrogatori brutali, torture, esperimenti su cavie umane. L’eufemismo diventa astuzia ed ipocrisia per conferire una anonimità parziale al terrore ; l’eufemismo riveste il più spudorato arbitrio di un manto di legalità che occulta sotto la parvenza d’una legge chiaramente ostensibile un indefinito senso di angoscia. La cultura stessa diventa motivo di menzogna, di dissimulazione. o ' Vi sono particolari situazioni sociali e umane che impongono la riservatezza; il segreto professionale, il segreto d’ufficio ; rispondono a norme etiche e deontologiche che regolano e promuovono una corretta convivenza nei rapporti intersoggettivi e nei rapporti fra Stato e individui. Nel nazismo il segreto diventa un efficacissimo, potente strumento di dominazione e di oppressione; diventa uno dei cardini della polizia segreta, diventa l’alleato del terrore. Il segreto consente di porre in atto la negazione assoluta di qualsiasi legittimità, « non soltanto di quella del regime di legalità che porta ad armonizzare le attività dello Stato colle sue leggi, ma anche della legittimità in senso materiale, la quale esige che le attività siano parimenti conformi alle norme di un ordine superiore, quali quelle del diritto internazionale e i principi vigenti in tutti i paesi civili » (18). La segretezza è assunta non in funzione di sicurezza sociale o di difesa della intimità dei valori individuali, ma in funzione di copertura protettiva di azioni che offendono la dignità e la libertà dell’uomo. L’esasperata preoccupazione del dover nascondere toccò i vertici del ridicolo ed ebbe come conseguenza la « necessità » della soppressione fisica della gente loquace. I funzionari del Sicherheitsdienst dovevano conoscere soltanto le pratiche giacenti sulle loro scrivanie; nulla poteva essere comunicato ai colleghi degli altri uffici, pena, talora, la morte. « Non devi sapere più di quanto concerne il tuo servizio » ammonivano minacciosamente i cartelli. Norme draconiane limitavano esattamente l’attività e comminavano pene severissime, ma nello stesso tempo permettevano di coprire di un velo opaco gli orrori delle carceri segrete, dei campi della morte. Il segreto permetteva ai responsabili dei campi di concentramento di commettere impunemente le torture più inverosimili ; nessuno, tanto meno i subalterni, che pur « sapevano », avrebbe potuto denunciarli ; non osavano per tema di cadere sotto le sanzioni previste per il « tradimento », per la divulgazione di fatti concernenti il « servizio ». Durante la guerra una norma disponeva che i Geheimnisträger, i detentori di segreti di Stato, non dovevano « per alcun motivo prendere parte a operazioni nelle quali corressero il rischio di cadere prigionieri del nemico ». Il gruppo di studio cui fosse stata affidata l’elaborazione di un piano di operazioni non poteva mai essere incaricato della esecuzione. L’internato tedesco che fosse stato eventualmente rimesso in libertà, hefreit, doveva rilasciare una dichiarazione giurata colla quale si impegnava a mantenere il silenzio più assoluto sulla vita nei Lager; egli doveva eludere quindi tutte le domande dei familiari e degli amici per non coinvolgerli nell’accusa di propalazione di notizie tendenziose. Parlare significava compiere opera disfattista. Dietro il paravento della lotta al disfattismo fu sempre tenuta nascosta la realtà della situazione. L’urgenza del segreto, fattasi imperiosa, costituiva una minaccia per chiunque « sapesse troppo ». « Non allargare la cerchia di coloro che sanno » era diventato un sinistro eufemismo, significava « liquidare » gli innocenti che, in quanto « avevano visto » loro malgrado, si erano resi pericolosi. Le misure disposte per il « trasferimento » degli ebrei, degli zingari, dei polacchi, avevano raggiunto tale grado di atrocità, che l’esistenza del segreto divenne inderogabile : si temeva O . 1 r> O che la diffusione di notizie avrebbe portato a una ribellione da parte dei popoli schiavi. Il terrore diventava irrevocabilmente segreto di stato. Per la popolazione civile il segreto fu motivato col « dovere patriottico del 14