dravano le famiglie, la società, l’economia, le comunità religiose, tutte le espressioni della vita culturale, le esigenze derivanti dalla creazione di una terminologia « allineata » (v. GheicJischaltung), persino il pesante ingombro dei numerosi composti, diedero un impulso notevole alla creazione degli acronimi. La sigla inoltre, rispetto al sintagma esteso « denota ciò che è istituzionalizzato in modo tale da tagliare fuori ogni connotazione trascendente » (19 ). E’ vero che la sigla è una abbreviazione perfettamente ragionevole, ma si può scorgere in essa una « astuzia della ragione » in quanto smozzicando il significante e demolendone di conseguenza il rapporto col significato, può servire — la sigla — a eliminare domande non gradite. Quando sia diventata vocabolo ufficiale, sanzionata dall’uso collettivo, la sigla perde ogni vivo riferimento al contenuto semantico, non stimola la tendenza a differenziare, a separare o a distinguere ; la sigla burocratizza l’immagine e ne spegne la vitalità, intralcia lo sviluppo dei concetti ; le sigle sono segni rigidamente funzionalizzati che militano contro l’astrazione e la mediazione, che respingono il riconoscimento dei fattori operanti dietro i fatti : la sigla rifiuta il pensiero, rifiuta la critica. 4) LINGUAGGIO E ALIENAZIONE; LAVORO E REIFICAZIONE A tutta prima può sfuggire l’intima connessione tra forma verbale e realtà viva. Ma non possiamo ignorare che nel linguaggio inteso non solo come lessico, ma anche come codice di comunicazione, come complesso di norme e di usi, si obbiettivano gli atteggiamenti reconditi della società. Non solo la realtà oggettiva della storia, o le verità filosofiche e morali si traspongono nel segno linguistico, ma anche e soprattutto il sentimento che agita l’uomo; vogliamo dire che il discorso esteriore non solo nella sostanza, ma anche nella forma, nella struttura, riflette il discorso interiore ; i pensieri intimi, l’inconscio urgono alla espressione ; le immagini verbali rivelano non tanto il loro rapporto di rispondenza agli ideali civili conclamati dalla propaganda, quanto quella verità più profonda che si vorrebbe non dire, che si annida nel segreto della coscienza e cerca la sua espressione per tramiti indiretti. In parole più semplici intendiamo introdurre un discorso grammaticale. Alcuni fenomeni connessi strettamente con la situazione sociale odierna, quali, ad es., il dilagare della terminologia impersonale della tecnica e del commercio, l’inserimento dell’individuo in un complesso anonimo di attività assistenziali dello Stato, i rilevamenti statistici che confinano la persona in esangui tabelle numeriche, incoraggiano nel linguaggio quella tendenza a spersonificare l’uomo che già si era timidamente manifestata aH’apparire delle prime conquiste tecnologiche. La Akkusativierung, la riduzione della persona a un accusativo servile, si accentua sempre più. L’uomo da elemento attivo della proposizione si umilia al rango di complemento oggetto. Nel soggetto, in quanto attivo, è implicito il senso di libertà e di indipendenza ; è implicito un processo, direi, di individuazione, di affermazione della personalità, il senso di una responsabilità, di una propria esistenza. La abdicazione che si avverte nel complemento oggetto è inconsciamente correlata all’impulso a negare la individualità ; è quasi una rinuncia a sentirsi una entità libera, è implicitamente un avviamento alla sottomissione, a quello stato di soggezione che, se affranca il debole dall’ansietà della responsabilità, richiede come compenso la perdita della integrità del proprio io. La Akkusatìvierung in altre parole accentua la irrilevanza del singolo e ne facilita l’inserimento nella comunità. L’individuo considerato oggetto diventa cosa da usare, da manipolare ; il rapporto personale as- 16