l’opposizione alla concezione umanistica del lavoro. Non più quindi ricerca di tecniche che consentano la trasfigurazione della esistenza umana in una condizione storica più libera e dignitosa, ma l’instaurazione di organi e processi che reificano l’uomo, che degradano cioè il lavoratore a strumento, che convertono la spontanea attività dell’uomo nella passività della « res ». 5) PURISMO. PRESTITI E CALCHI LINGUISTICI Il purismo ci interessa in questo contesto non tanto in quanto atteggiamento di letterati e di linguisti che « nell’intento di conservare intatta la tradizione linguistica del proprio paese ritengano necessario che si escludano dalla lingua tutti i neologismi, e in particolare quelli di origine straniera », non tanto in quanto obbiettivazione d’un atteggiamento vigile della coscienza linguistica che si sente legata a un sistema da cui non vuol staccarsi senza necessità, ma in quanto questa obbiettivazione risente della impostazione nazionalistica. Il rapporto fra lingua comune e fonti letterarie straniere, rapporto che tende aH’affermazione di una autonomia spirituale del linguaggio del proprio popolo rispetto ad usanze e tradizioni estranee, aveva già costituito un problema più volte agitato nella storia della lingua tedesca soprattutto nella prima metà del ’600 colla fondazione delle barocche società linguistiche, quindi alla fine del ’700. Impulso vivissimo ricevette poi la corrente puristica a partire dal 1885 con una salda forma organizzativa nel-YAllgemeinen Deutschen Sprachverein. Il purismo non è di per sé necessariamente un comportamento nazionalistico, ma nel nazionalismo trova un congeniale alleato perché, attuandosi la cultura di un popolo pienamente nella lingua, la lingua cioè essendo specchio fedele del genio nazionale, ogni forma « aberrante » suona offesa al sentimento nazionale. D’altra parte è certo che una lingua di cultura non può assolutamente essere pura perché essa riflette anche esperienze, rapporti e contatti con altri popoli e con altre civiltà. Latino, francese, inglese, tre lingue che si sono estese in Europa e che hanno formato modelli d’ogni ordine a tutte le lingue del mondo civile, mostrano, unita alla massima capacità di espandersi e di durare, la massima ricettività. Col diffondersi del nazionalismo in Germania, soprattutto a partire dal 1870, la esigenza puristica ha assunto una netta colorazione patriottica. A titolo d’esempio si può ricordare il pedagogo Federico Luigi Jahn che già nella prima metà dell’800 aveva creato un lessico speciale per lo sport, fortemente nazionalista. 11 nazionalsocialismo nonostante la vigorosa lotta contro i forestierismi che « imbastardiscono la lingua » fu costretto ad assumere un atteggiamento discorde. Da un lato favorì ufficialmente, quando addirittura non impose, l’uso di voci esumate dal passato tedesco, (21 ) dall’altra, nelle sue predicazioni propagandistiche, diede la preferenza a voci straniere, soprattutto d’origine latino-greca i22). L’influsso delle lingue straniere sul lessico tedesco si manifesta in forma di Fremdwörter, (23 ) di Lehnwörter e di calchi. Per « Fremdwort » si intende la voce straniera assunta senza alcun adattamento nella lingua, per « Lehnwort » invece la voce straniera che nella fonetica, nell’accento, nella grafia, nella flessione, e talora anche nel genere si è adeguata al sistema linguistico. Il calco, detto anche prestito semantico o di contenuto o di traduzione, (M) è la trasposizione di una nozione da una lingua, mutuataria, nel materiale linguistico di altra lingua, mutuante. Il calco costituisce una « esportazione invisibile », un ingresso clandestino di concetti stranieri che agisce per una specie di osmosi spirituale e che per la sua natura sfuggente elude ogni barriera statale ed etnica. OO O Il nazismo lotta contro le voci straniere ; in odio alla civiltà europea, o cristiana, in un moto di coerenza con un nazionalismo esasperato, cioè per ragioni 18