terminate caratteristiche fisiche per cui si distingue dalle altre popolazioni di quella specie; ma quale suddivisione è la vera specie? Il clima sociale del XIX secolo ha favorito la tendenza alla differenziazione della razza. « La stratificazione naturale delle razze rispecchiava la stratificazione sociale delle classi, e alla luce della dottrina della sopravvivenza del più adatto, ( cioè del più forte ) si giustificava lo sfruttamento e l’oppressione » (34). La vecchia nozione di razzismo che si fondava sul concetto feudale di aristocrazia e di plebei (per es., in Gallia, rispettivamente i Franchi e i Celti romanizzati) subisce una trasformazione alla luce della evoluzione scientifica. Infatti viene generalmente accettato il principio, che, almeno nei tempi storici, non esistono razze pure. I Goti, i Franchi, i Sassoni che si staccarono dalla grande compagine etnica dei Germani entrarono a far parte di nuove formazioni culturali e politiche con stirpi non germaniche. E’ vero altresì che altri gruppi germanici rimasero in terra tedesca senza fondersi ampiamente con altre etnie ; ma questo è soltanto verificabile per i tempi storici vicinissimi a noi. Anche altri popoli nelle foreste dell’Amazzonia o dell’Africa, o fra i ghiacciai dell’Artico rifiutavano e tuttora rifiutano qualsiasi contatto con altre popolazioni ; ma non per questo potremmo con sicurezza parlare di razza pura, e anche se lo potessimo, non potremmo far coincidere il concetto di purezza con quello di superiorità assoluta. « Le stirpi rimaste in terra tedesca per troppi secoli erano unite soltanto, o soprattutto, dal fatto negativo di non essersi fuse con popolazioni non germaniche. Ora il malinteso fondamentale del razzismo consiste nel valutare come elemento positivo ed efficiente quella relativa purezza che era in realtà un elemento negativo ; nel vedere una mitica unità in quella omogeneità che non aveva ancora superato la propria molteplicità primigenia, nel credere che unità vi potesse essere nei vincoli atavici, più o meno accertati e accertabili, del sangue, mentre l’unità, che non è retaggio concesso a privilegiati, bensì una faticosa conquista da rinnovare perpetuamente, si realizza solo nel segno dello spirito » (35). A fianco di alcune considerazioni di carattere scientifico, il nazismo allinea considerazioni di carattere meramente emozionale, irrazionalistico, potremmo ancora dire magico, per cui alcuni aspetti della tradizione aristocratica vennero accettati senza bisogno di dimostrazione o di analisi : si giunge cioè, nel razzismo hitleriano, a una specie di apoditticità pseudo-scientifica e al tempo stesso intuizionistica su base biologica. Pertanto il razzismo nazista deve negare qualsiasi forma anche astratta di eguaglianza fra gli uomini e viene necessariamente a trovarsi in contrasto col cristianesimo, cioè colla dottrina dell’eguaglianza di tutti gli uomini di fronte a Dio ; inoltre l’affermazione di una sostanziale ineguaglianza degli uomini porta al ripudio del concetto di umanità e, insieme, al misconoscimento di una evoluzione degli uomini, unitaria e retta da leggi universalmente valide. Se l’uomo è un prodotto unico dell’evoluzione, in quanto molto più di qualsiasi altro essere, si è liberato dai legami dell’ambiente fisico e biologico, e si è integrato in modo sempre più alto e complesso nell'ambiente sociale, dobbiamo considerare il razzismo come una malattia, « un cattivo funzionamento della mente che compromette le relazioni umane, una malattia psichica e contagiosa, conseguente al fatto che una mente predisposta viene infettata da idee false, patologiche, che producono ostilità verso altri gruppi e verso i loro membri » (36). Nella feroce insistenza con la quale i nazisti affermano apoditticamente la loro superiorità razziale « c’è l’inconscio, inconfessato timore che la eguaglianza delle razze possa portare, sia pure in tempi lontani, allo stesso livello dominati e dominatori » (37). Da questa paura latente nel subconscio scaturisce la necessità di affermare che le differenze dei gradi di civiltà non significano più tappe di sviluppo percorse successivamente dallo stesso gruppo etnico, ma che ogni grado viene 23