equiparato e messo in rapporto eterno e metafìsico con determinate razze ; esistono razze che restano sempre barbare e altre che non lo sono mai state (38). Pertanto la teoria razzista nega ogni validità al sincretismo nel campo culturale. Essa punta con estrema decisione su un germanocentrismo esacerbato. La Kultur nordica nega ogni possibilità di fusione, anzi di semplice contatto, con altre civiltà storiche. La nozione di acculturazione, di assimilazione o di conclusioni riduzionali al simile, vengono semplicemente ignorate quando sia in gioco il germanesimo. Il sincretismo, l’eclettismo, qualsiasi forma di composizione nel campo spirituale, perdono la loro componente altamente positiva, vengono depauperate di ogni valore costruttivo, e degradate, anzi diffamate, al livello dell’imbastardimento. Siccome l’uomo del nord è l’unico portatore di civiltà, egli non sarà mai sfiorato dalla contaminazione. La sua razza non può conoscere l’imbastardimento, semmai, la « profanazione », dalla quale tuttavia saprà risollevarsi perchè la primigenia, perenne, pura vitalità delle sue cellule germinali, del suo sangue, discende dalla volontà del fato eterno e onnipotente. 11 dio della razza pura si rivelerà anche nel campo sociale e presiederà alla creazione del Lebensborn. Il ripudio del concetto di « umanità » conseguente alla teoria razziale, trova la sua espressione linguistica nel lessico hitleriano. L’accettazione incondizionata della dottrina razzista urtava contro convinzioni profondamente radicate, contro la tendenza innata nelle anime civili alla comprensione, alla pietà. Quando la opinione intima si trovava in dissidio con le leggi razziali, quando un senso di umana comprensione contraddiceva le disposizioni spietate, quando cioè la commozione suggeriva un comportamento di aperta benevolenza, il « fiero hitleriano » interpretava, giusto secondo le norme regolamentari, i suoi sentimenti come espressione di debolezza indegna della razza superiore, come un riflesso dei suoi « bassi istinti », cioè del suo inneren Schweinehundes, e pertanto li soffocava disciplinatamente. Così la disumana Grausamkeit (crudeltà) doveva diventare notwendige Härte (necessario rigore), la compassione (Mitleid), spregevole affetto siriaco-cristiano, diventava Humanitätsduselei (sentimentalismo melenso). Pare quasi di sentir riecheggiare la eco di un mito barbarico, in cui il limite della potenza degli dei è costituito dalle Disi, le Norne nordiche, che impersonano la « dura necessità ». Ogni sentimento più tenue di umanità nei confronti dei nemici del nazionalsocialismo era duramente punito. L’essere nemico era già un segno inequivocabile di impurità razziale. In ognuno che provi un minimo impulso umano verso chi è messo al bando della ” comunità di popolo ” si palesa la contaminazione, una ridotta dignità razziale. In tal modo il popolo tedesco viene educato dal nazionalsocialismo a soffocare ogni fremito di pietà, viene sottoposto a una pressione dispotica che impone una brutale inumanità ; chi assume un atteggiamento diverso si autoesclude dal Volk, viene bollato come traditore (39). Il ripudio del concetto di umanità portava quindi anche a una doppia morale, a un doppio valore significativo delle parole. « Onore » « fede », « schietto amore della famiglia » erano parole che mantenevano il loro significato all’interno della razza ; ma all’esterno, nei rapporti con gli « estranei », esse corrispondevano a qualsiasi forma di volgarità, di tradimento, di eccessi sessuali. E così il coraggio, la potenza, la forza di volontà serbavano il loro significato positivo aU’interno del gruppo ; ma esse esercitavano un pericoloso fascino in quanto le loro seducenti connotazioni implicite nascondevano gli aspetti negativi : che cos’è mai il coraggio senza la pietà? La potenza senza la giustizia? La forza di volontà senza la coscienza morale? Quando infine si sia disposti a ritenere che il senso di umanità nei confronti dei deboli, dei popoli sottomessi, sia un assurdo sentimentalismo, si potrà 24