namente » tedesca dei problemi dello Stato, della società e della cultura, costringe il cittadino a inserirsi nell’ingranaggio dello Stato, spinge tutto l’apparato sociale ed economico alla ricerca e alla affermazione di uno Stato tedesco, di un’arte tedesca, di un cristianesimo tedesco, di una nuova Weltan-schauung. « L’umanesimo e il cristianesimo furono sentiti come delle stratificazioni estranee sopra una originale sostanza tedesca, le relazioni fra i popoli non furono più considerate alla luce di un ideale universalistico ( weltbiirger-lich ), ma come sottoposte alla legge dei rapporti tra amico e nemico, alla dottrina della lotta per l’esistenza, e al diritto del più forte (42 ) ». GEMEINSCHAFT (comunità). E’ voce germanica derivata mediante il suffisso astraente — schaft dall’aggettivo gemein ( = comune) che proviene dalla stessa radice arioeuropea da cui si ha il latino communis. Il nazionalsocialismo volle creare il mito di una comunità superindividuale dove l’io particolare si fondesse e scomparisse. L’ideologia nazista voleva essere come una mente onnicomprensiva nella quale le menti finite dovevano vivere, muoversi ed esistere. Non era necessario che questa supercomunità fosse chiaramente dimostrata, quel che contava era « credere » ; non occorreva una dimostrazione ampiamente articolata, bastava aver fede. Questa collettività era retta da una mente superindividuale : il popolo tedesco identificato nel Fiihrer. La volontà del singolo era e doveva essere la volontà di tutti, non si ammettevano fughe né eccezioni. L’individuo esisteva, aveva significato, in quanto si fondeva nel gruppo ; la persona aveva un valore meramente virtuale che si attualizzava unicamente nella collettività ; la creatura apparteneva al gruppo organizzato, la sua vera vita era regolata dalla associazione ; ogni processo di « individuazione » era inesorabilmente troncato. Nella Gemeinschaft si ristabiliscono quei legami primari (43) che l’uomo nel suo processo evolutivo verso l’indipendenza ha spezzato per emergere dal gruppo. I legami dell’uomo col suo gruppo o classe o casta, implicano una limitazione della personalità, ma concedono in cambio, come era già avvenuto, ma in condizioni spirituali profondamente diverse, nel medioevo, sicurezza e orientamento. Vogliamo dire che i legami primari bloccano il pieno sviluppo della facoltà critica, ma consentono all’individuo di riconoscersi negli altri, di appartenere a un tutto strutturato in cui occupare un posto indiscusso, gli consentono di superare il senso della solitudine ; l’individuo è una nullità fuori del contesto sociale, è irrilevante. Il nazismo ha esasperato il senso della insignificanza personale per dissolvere le volontà particolari in un potere più alto rendendole partecipi alla forza e alla gloria del popolo (44). Sotto il profilo psicologico l’importanza del concetto di « comunità » è da ricercarsi in un movente primario del comportamento umano. Quando lo stadio della completa individuazione sia stato raggiunto e siano cadute tutte le connessioni vincolanti del gruppo, l’individuo trova davanti a sè nuovi compiti ; deve orientarsi e radicarsi nel mondo. E’ da tener presente anche che allo sviluppo dell’io pongono dei limiti non solo le condizioni individuali, ma anche e soprattutto le condizioni sociali ; benché le differenze tra gli individui appaiano notevolissime, tuttavia ogni società è caratterizzata da un certo livello di individuazione oltre il quale l’individuo normale non può andare. L’io nel suo sviluppo a personalità libera e autonoma, si deve separare da un mondo in cui è ancora ignaro delle possibilità e delle responsabilità dell’azione individuale,e deve affrontare un mondo nuovo, 26